Giovani e futuro del Calcio Italiano protagonisti all'Arena di Milano
Coppa Italia Primavera

Giovani e futuro del Calcio Italiano protagonisti all'Arena di Milano

Il futuro del calcio italiano, la produzione di talenti e il potenziamento dei settori giovanili: si è parlato di questo e molto altro nella tavola rotonda organizzata da Lega Calcio Serie A prima della Finale di Coppa Italia Primavera all'Arena Civica Gianni Brera di Milan

Il CT dell'Italia Under 19 Alberto Bollini, l'Amministratore Delegato del Parma Federico Cherubini, il Direttore Sportivo del Como Carlalberto Ludi e il Direttore Sportivo della Fiorentina Fabio Paratici, moderati dall'Head of Competitions di Lega Calcio Serie A Andrea Butti.

Questi i protagonisti della tavola rotonda “I Giovani nel sistema calcio italiano” in cui sono stati analizzati vari argomenti relativi alla crescita dei giovani, lo sviluppo dei settori giovanili, partendo dalle infrastrutture dei centri sportivi dei Club, passando per le figure degli educatori e degli allenatori preposti alla formazione dei giovani talenti, fino alla gestione delle squadre Primavera e i benefici portati dalle seconde squadre.

Luigi De Siervo, Amministratore Delegato Lega Calcio Serie A

Siamo felici per la collaborazione con il Comune di Milano e l'Assessore allo sport, al turismo e alle politiche giovanile Martina Riva con cui stiamo costruendo qualcosa che vada al di là dell’evento sportivo. Abbiamo raggiunto un accordo per estendere la collaborazione anche per le prossime due edizioni di Coppa Italia Primavera e Supercoppa Primavera all'Arena Civica Gianni Brera di Milano, un impianto di storia e tradizione incredibile che ha ospitato la prima partita della Nazionale Italiana. Siamo in un momento molto particolare, in una fase di trasformazione, anche politica, del mondo del calcio, abbiamo un bisogno terribile di intraprendere un percorso di continua crescita del calcio giovanile  e di produzione di talenti per tornare al più presto competitivi a livello internazionale.

Alberto Bollini, CT dell'Italia Under 19

Credo ci voglia buon senso, abbiamo diversi margini di miglioramento su deficit tecnici. C’è una frase che mi piace molto, “per andare avanti bisogna tornare indietro”: bisogna tornare a mettere il focus sui gesti tecnici e insieme a questo bisogna migliorare l’aspetto che riguarda la mentalità. C’è troppa ricerca del risulto a livello giovanile e invece ci vorrebbe la consapevolezza del fatto che un errore può essere un patrimonio, un momento di crescita. E poi andando sullo specifico c’è l’aspetto legato alle due fasi: figure specifiche per preparare le varie fasi possono aiutare molto, uno specislista per l’attacco e uno per la difesa che lavorino costantemente con l’allenatore.  Il passaggio dal settore giovanile alle prime squadre è complicato, sono un fautore delle seconde squadre perché il gap tra primavera e prima squadra è molto alto. Servono colloqui costanti tra settori giovanili e prime squadre incentrato sulla volontà di far crescere i ragazzi, affinchè non perdano smalto.

Fabio Paratici, Direttore Sportivo della Fiorentina

Probabilmente non facciamo abbastanza come sistema riguardo le metodologie di allenamento, lo sviluppo di infrastrutture e di profili che lavorano nel calcio. E’ una cosa molto seria. Si parla tanto delle squadre Under 23 ma questo è l’ultimo tassello del settore giovanile, è un po’ come se fosse  il praticantato per un calciatore. Un campionato delle seconde squadre non risolverebbe il problema, l’ho capito durante la mia esperienza in Inghilterra, mentre giocare con i professionisti o in D ti fa crescere molto di più. Ai tempi della Juventus si notava la differenza tra chi si allenava in primavera e chi si allenava per giocare in Serie C, sia a livello di intensità che di tecnica.

Federico Cherubini, Amministratore Delegato del Parma

Se stiamo parlando del tema dei giovani è perchè evidentemente abbiamo un problema. Attualmente abbiamo 190 calciatori italiani nei cinque maggiori campionati europei, la spagna per capirci ne ha 470. Siamo l’unico tra i maggiori campionati che considera la Primavera come ultimo step formativo, poi si passa in prima squadra, spesso attraverso il prestito, mentre negli altri paesi si rimane in società. Mediamente solo il 2 % di 400 calciatori che escono dal Campionato Primavera trovano spazio stabilmente in Serie A con le proprie squadre, gli altri vanno in prestito. Quindi avere una seconda squadra è fondamentale. Rimanere all’interno del Club aiuta a crescere i ragazzi e fa risparmiare anche le società. Se prendiamo le panchine lunghe, i club spendono circa 10 milioni all’anno per i calciatori che per minutaggio non rientrano tra i primi venti impiegati. Si potrebbe risparmiare questa cifra e contribuire a far crescere i giovani facendo salire i migliori calciatori delle seconde squadre.   

Carlalberto Ludi, Direttore Sportivo del Como 

Il Como ha fatto un investimento futuribile sui giovani calciatori italiani, tra qualche anno si vedranno i risultati. Vi spiego, al momento abbiamo preferito virare su giovani stranieri per tre motivi: un tema finanziario, la nostra proprietà è più agile a investire fuori dai confini nazionali, un tema tecnico, perché volevamo investire su ragazzi giovani ma già pronti per la prima squadra. Jesus Rodriguez, Diao, Nico Paz, Jacobo Ramon, Alex Valle avevano tutti già una discreta esperienza nelle prime squadre o erano determinanti nelle seconde. In Italia manca quel segmento di giocatori. Infine il tema metodologico: il nostro processo di recruitment è molto elaborato, c’è un algoritmo che ci guida nella prima selezione, poi abbiamo gli scout per l’analisi tecnico tattica e un team di psicologi che valuta i ragazzi anche da questo punto di vista. I calciatori abituati a fare un certo tipo di calcio che ha coerenza metodologica con metodi di Fabregas, nascono nei settori giovanili spagnoli. Ora vogliamo avere la presunzione di ricostruire questo processo metodologico a Como . In modo tale che domani il Como della prima squadra possa essere italiano e allineato ai nostri principi di gioco. Oggi siamo all’inizio di questo processo.

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Direttore Sportivo della Fiorentina Fabio Paratici

Probabilmente non facciamo abbastanza come sistema riguardo le metodologie di allenamento, lo sviluppo di infrastrutture e di profili che lavorano nel calcio. E’ una cosa molto seria. Si parla tanto delle squadre Under 23 ma questo è l’ultimo tassello del settore giovanile, è un po’ come se fosse  il praticantato per un calciatore. Un campionato delle seconde squadre non risolverebbe il problema, l’ho capito durante la mia esperienza in Inghilterra, mentre giocare con i professionisti o in D ti fa crescere molto di più. Ai tempi della Juventus si notava la differenza tra chi si allenava in primavera e chi si allenava per giocare in Serie C, sia a livello di intensità che di tecnica.

Federico Cherubini, Amministratore Delegato del Parma

Se stiamo parlando del tema dei giovani è perchè evidentemente abbiamo un problema. Attualmente abbiamo 190 calciatori italiani nei cinque maggiori campionati europei, la spagna per capirci ne ha 470. Siamo l’unico tra i maggiori campionati che considera la Primavera come ultimo step formativo, poi si passa in prima squadra, spesso attraverso il prestito, mentre negli altri paesi si rimane in società. Mediamente solo il 2 % di 400 calciatori che escono dal Campionato Primavera trovano spazio stabilmente in Serie A con le proprie squadre, gli altri vanno in prestito. Quindi avere una seconda squadra è fondamentale. Rimanere all’interno del Club aiuta a crescere i ragazzi e fa risparmiare anche le società. Se prendiamo le panchine lunghe, i club spendono circa 10 milioni all’anno per i calciatori che per minutaggio non rientrano tra i primi venti impiegati. Si potrebbe risparmiare questa cifra e contribuire a far crescere i giovani facendo salire i migliori calciatori delle seconde squadre.   

Carlalberto Ludi Direttore Sportivo del Como 

Il Como ha fatto un investimento futuribile sui giovani calciatori italiani, tra qualche anno si vedranno i risultati. Vi spiego, al momento abbiamo preferito virare su giovani stranieri per tre motivi: un tema finanziario, la nostra proprietà è più agile a investire fuori dai confini nazionali, un tema tecnico, perché volevamo investire su ragazzi giovani ma già pronti per la prima squadra. Jesus Rodriguez, Diao, Nico Paz, Jacobo Ramon, Alex Valle avevano tutti già una discreta esperienza nelle prime squadre o erano determinanti nelle seconde. In Italia manca quel segmento di giocatori. Infine il tema metodologico: il nostro processo di recruitment è molto elaborato, c’è un algoritmo che ci guida nella prima selezione, poi abbiamo gli scout per l’analisi tecnico tattica e un team di psicologi che valuta i ragazzi anche da questo punto di vista. I calciatori abituati a fare un certo tipo di calcio che ha coerenza metodologica con metodi di Fabregas, nascono nei settori giovanili spagnoli. Ora vogliamo avere la presunzione di ricostruire questo processo metodologico a Como . In modo tale che domani il Como della prima squadra possa essere italiano e allineato ai nostri principi di gioco. Oggi siamo all’inizio di questo processo.