Quale età per la Primavera?
Quale età per la Primavera? E’ questa la domanda che Andrea Butti, Head of Competitions and Operations di Lega Calcio Serie A ha posto a Umberto Calcagno (Presidente AIC e Vicepresidente FIGC), Maurizio Viscidi (Coordinatore Nazionali Giovanili), Valentino Angeloni (Responsabile Settore Giovanile ACF Fiorentina) e Michele Sbravati (Direttore dell’Area Tecnica e di Sviluppo dei giocatori del settore giovanile Atalanta BC),i quattro partecipanti al convegno organizzato da Lega Calcio Serie A presso la Palazzina Appiani dell’Arena Civica - Gianni Brera di Milano prima di Fiorentina-Atalanta
LetregrandinovitàdeciseperilCampionatoPrimaveranellariformadel2023sonostatequellediportarea20ilnumerodisquadrepartecipanti,dialzarel’etàmassimadaunder19aunder20edifareinmodocheciascunadelle20squadrefosseobbligataamettereall’internodelladistinta10giocatoriformatinelpropriosettoregiovanileeselezionabilidallenazionaliazzurre.E’importantemetterealcentroilpercorsodeiragazzietrovareilsistemamigliorepermetterliincondizionedifarsbocciareillorotalento.Capirequalesial’etàcorrettapergiocareinprimaveraèsicuramenteunpuntodipartenzaimportante.Andrea Butti Head of Competitions and Operations di Lega Calcio Serie A
Valentino Angeloni (Responsabile Settore Giovanile ACF Fiorentina)
Dell’età adatta dei ragazzi della primavera potremmo parlare a lungo, ma la cosa importante è lavorare di sistema, ad esempio la Primavera 2 in questo momento ha regole diverse. Il talento in Italia c’è bisogna solo coltivarlo. Un’idea potrebbe essere quella di mettere un tetto alle presenze massime in Primavera. Sta alla società e ai loro responsabili fare in modo di non perdere i ragazzi per strada. Ogni squadra, anche la più piccola, ha giocatori interessanti da far crescere.
Michele Sbravati (Direttore dell’Area Tecnica e di Sviluppo dei giocatori del settore giovanile Atalanta BC)
Provocatoriamente si potrebbe parlare di un falso problema, uno dei problemi reali ad esempio è la scarsa adesione alla creazione delle squadre B. I giocatori in Italia ci sono così come ci sono all’estero, i miei genitori parlavano di Sivori e Angelillo, non è detto che per andare avanti non si debba guardare indietro, agli oriundi, ad esempio. Quando si è deciso di passare all’under 20 c’erano motivazioni importanti, forse l’esperienza non è stata del tutto positiva. Credo che un altro dei temi principali sia la formazione dei tecnici del settore giovani che deve evolversi. Forse è più un problema di mentalità che di tecnica.
Maurizio Viscidi (Coordinatore Nazionali Giovanili)
Trovare soluzioni è difficile ma il terzo anno di primavera è da mettere sotto la lente di ingrandimento per capire se tornare indietro. Il dato che emerge ad oggi è che più il giocatore è forte, meno rimane in primavera: i classe 2009 sono meno dei 2007 in Primavera, c’è un ‘effetto tappo’, quindi a questo punto sarebbe meglio tornare ai fuori quota. Poi sarebbe meglio avere una lista di 20 giocatori in Serie A: più facile che siano utilizzati tutti a rotazione, mentre 21esimo e 22esimo possono giocare titolari in primavera. Le retrocessioni hanno pro e contro: la paura di retrocedere, porta più investimenti, ma anchemeno allenamente singoli, mirati a migliorare la qualità del calciatore a livello tecnico ad esempio. E poi a mio avviso si sta giocando troppo: tra regular season, playoff, oCppa Italia, youth league e convocazioni in prima squadra, tra scarico e rifinitura non c’è mai il vero allenamento
Michele Sbravati (Direttore dell’Area Tecnica e di Sviluppo dei giocatori del settore giovanile Atalanta BC).
Nel nostro sistema manca la rifinitura, il minutaggio dei ragazzi che hanno talento. Bisogna trattare l’argomento in maniera sistemica, all’interno di un gruppo primavera ci sono quelli già pronti, i tardivi o quelli che hanno molto più talento di altri. Abbiamo bisogno delle seconde squadre, lo strumento migliore per colmare il gap di minutaggio che manca ai ragazzi più promettenti. Anche io votai in consiglio federale per giocare con i ragazzi Under 20, ma probabilmente questa regola andrà rivista a livello generale. Abbiamo bisogno che chi prende le decisioni abbia un contatto più diretto con chi lavora sul campo e bisogna avere più chiare esigenze di Club Italia, Serie A, B e C.