Angolo tattico: Lo strano caso di Juventus e Lazio
Solo qualche settimana fa, guardando il calendario e proiettandosi verso la sfida fra Juventus e Lazio in programma domenica 18 ottobre, il pensiero di vedere impegnata la capolista non avrebbe destato grosso stupore, se non fosse che gli indizi avrebbero potuto far pensare alla Vecchia Signora, piuttosto che alla squadra di Gattuso, reduce da una preseason caratterizzata in particolar modo per l’inopinata eliminazione precoce dalla Coppa Italia per mano del Mantova.
E invece, dopo 6 partite è proprio l’ex CT della Nazionale a guardare tutti dall’alto, con l’ottima compagnia di Cristian Chivu: la sfida di Torino si preannuncia quindi molto interessante, con la Juventus che deve assolutamente riprendere il cammino in campionato e la Lazio che non vuole finire il suo periodo d’oro, che è coinciso con la miglior partenza della sua storia in Serie A.
Juventus, tanti primati ma le solite difficoltà
Non fa quasi più notizia: la Juventus comanda il gioco, gestisce il possesso, tira verso la porta, ma non fa gol. Anche lo scorso anno il copione spesso si era ripetuto, ma questa volta la scala di sviluppo della squadra di Spalletti pare qualche gradino sotto rispetto a una stagione fa, quando i bianconeri davano comunque l’impressione di una fluidità diversa. Chiaramente, tornando indietro alle prime panchine del Mister di Certaldo, ricordiamo che all’alba della sua era juventina i meccanismi apparivano tutt’altro che oliati, e solo dopo qualche settimana di lavoro con gli stessi effettivi si iniziarono a raccogliere frutti sia nei risultati che nello spettacolo, al netto di quelle partite – per tornare all’introduzione – in cui il ragno dal buco non si riusciva proprio a cavare.
La sensazione che la Juventus dà troppo spesso è quella di non riuscire a essere pericolosa, quasi come se l’avversario giocasse sulle difficoltà dei bianconeri nel non riuscire a trovare la giocata vincente quando le maglie difensive si stringono e il coefficiente di difficoltà di ogni gesto tecnico aumenta: il possesso palla diventa quindi sterile, anche a fronte di un controllo dell’ultimo terzo di campo sempre più netto. Persino il Milan, unica squadra con ambizioni di alta classifica incontrata dalla Juventus in questo inizio di campionato, ha impostato una partita caratterizzata dall’ottima organizzazione difensiva e dall’intensità nei duelli individuali nella propria metà campo, situazione da cui poi è nato anche il momentaneo vantaggio firmato Cisse, bravo a capitalizzare con qualità una transizione pericolosa.
Facendo un rapido confronto – che i bianconeri hanno indubbiamente le capacità di ribaltare nel corso della stagione – fra alcuni parametri offensivi delle prime uscite di campionato e il consuntivo della scorsa edizione della Serie A, riusciamo a fare la fotografia delle partite della Juventus: una squadra che assedia l’avversario, lo circoscrive all’interno della sua tre quarti, cerca lo spiraglio facendo circolare il pallone sul perimetro dell’area, ma che al momento penetra meno e soprattutto, nonostante concluda di più, fatica a mettere in condizione i giocatori di essere pericolosi: il dato degli xG medi per tiro racconta più di ogni altro l’avvio di campionato dei bianconeri, che possono annoverare nelle loro file il giocatore con il differenziale più alto fra gol realizzati e xG creati (Kolo Muani, -2,12, nonostante la rete che è valsa il pareggio contro il Cagliari).
La solitudine del numero 9
Proprio parlando di Kolo Muani, la differenza fra le sue caratteristiche e quelle del 9 come uomo d’area tanto voluto da Spalletti appare sempre più evidente, così come lampanti sembrano i segnali di progresso che trasmette l’attaccante francese quando può permettersi di giocare al fianco di una punta di ruolo.
L’inserimento di Woltemade in luogo di Nico Gonzalez nel secondo tempo di Cagliari, per quanto il tedesco sia parso ancora lontano da una condizione fisica e attitudinale soddisfacente, ha dato comunque i suoi frutti: non tanto per un cambio di rotta da parte del tecnico bianconero, quanto per le caratteristiche intrinseche dei suoi giocatori. Al netto delle dichiarazioni del post-partita, in cui Spalletti stesso ha spiegato che la scelta di Nico Gonzalez fosse legata alle sue capacità di occupare l’area, essere pericoloso di testa e in grado di giostrare da attaccante, la presenza di un centravanti aggiuntivo capace anche di muoversi in orizzontale rispetto al titolare occupando contemporaneamente più difensori, ha permesso a Kolo Muani di smarcarsi con più efficacia, facendosi trovare tante volte in posizione vantaggiosa per la conclusione a rete. Le posizioni medie di Nico Gonzalez (31) e Woltemade (27) ci aiutano a capire il maggiore peso specifico della Juventus nella ripresa di Cagliari: più cross tentati (19 contro i 9 della prima metà gara) e un coefficiente di pericolosità medio superiore (0,03 xG/tiro nel 1° tempo, 0,13 nel 2°).
Lazio, orgoglio ma non solo
Gennaro Gattuso sembrava la scelta migliore per ricompattare un ambiente in difficoltà dopo la mancata qualificazione alle coppe europee maturata nella scorsa stagione, ma si è dimostrato molto di più in queste prime giornate: i biancocelesti infatti hanno una fisionomia ben definita, hanno concesso solo 4 reti (anche
grazie alle ottime performance del portiere Mandas, protagonista in particolare a Venezia ma apparso in fiducia più in generale in tutte le partite di questo avvio) e stanno dimostrando grande cinismo in fase offensiva (3° rendimento della Serie A in base alle occasioni create).
Il segreto della Lazio è quindi l’equilibrio, con le idee chiare: i biancocelesti sono al 9° posto per baricentro medio nella Serie A, dimostrano di non dovere necessariamente andare a prendere alti gli avversari, ma sanno quando farlo, come nel caso del primo gol realizzato contro il Monza, e non rischiano di soffrire eccessivamente la pressione avversaria. Non a caso, i biancocelesti sono al 4° posto per contrasti vinti nel terzo centrale: è lì che scatta la pressione, è lì che dopo il recupero si possono sprigionare corsa e qualità, doti che hanno permesso a Noslin di ritagliarsi un posto da titolare e a Zaccagni e Isaksen di tornare ai livelli ammirati in passato.
Il segreto di questo assetto sta nel terzetto di centrocampo: Belahyane ha saputo sostituire Rovella mettendo in mostra non solo le qualità in possesso (95% di precisione) intraviste nella sua prima parentesi di Serie A al Verona, ma anche applicando grande disciplina tattica (7 contributi difensivi e più di 10 km percorsi in media a partita), come nella partita contro il Milan, in cui la sua posizione in non possesso – quasi da terzo centrale – ha permesso alla Lazio di non soffrire in tutto il primo tempo; Taylor è l’equilibratore principe, poco appariscente a conti fatti (ancora nessuna partecipazione al gol), ma determinante nell’impostazione e nel recupero palla; Frattesi è il terminale offensivo aggiunto, ma sta maturando in entrambe le fasi, come mostrato e sottolineato durante la finestra in Nazionale.
Una nota…tricolore
Quella di domenica sera sarà la sfida fra gli ultimi due CT della Nazionale italiana prima del ritorno in sella di Roberto Mancini. Non capitava dal 2021, per la precisione dal 5 febbraio: in quell’occasione, Antonio Conte guidò l’Inter al successo in trasferta contro la Fiorentina (0-2 al Franchi, reti di Barella e Perisic), sulla strada dello Scudetto numero 19 per i nerazzurri. Una ricorrenza sicuramente benaugurante per la squadra ospite, che non ha nessuna intenzione di ridimensionarsi dopo un avvio di stagione tanto sorprendente quanto meritato.