Como-Roma: l'analisi tattica
La sesta giornata mette una di fronte all’altra due tra le squadre più interessanti di questa prima parte di campionato per ciò che mostrano in campo e per la varietà di opzioni a diposizione, con i giallorossi che dalla vetta della classifica affrontano il secondo big match in serie dopo quello contro l’Inter disputato prima della sosta e i lariani che al contrario vogliono rilanciarsi dopo il passo falso di Frosinone.
Il dominio territoriale
C’è un dato che identifica e accomuna le due squadre più di ogni altro, e riguarda il dominio dell’ultimo terzo di campo: Roma e Como sono infatti nella top 3 per occupazione del settore offensivo, dimostrazione delle intenzioni dei due allenatori di impostare le partite dal primo minuto con l’obiettivo di gestire il pallone nella zona più pericolosa, visto anche come primo strumento per correre meno pericoli.
Correre bene, non correre di più: questo il dogma di Gasperini e Fabregas, che fanno del loro marchio anche la pressione e la ricerca del recupero alto della sfera. Analizzando infatti i dati fisici e atletici emersi dalla prima parte di stagione, Como e Roma non sono fra le squadre che percorrono più distanza in media (rispettivamente 17° e 13°), né fra quelle che ne percorrono di più ad alta intensità (17° e 11°), ma mantengono una grande efficienza dal punto di vista difensivo nella metà campo avversaria, occupando 3° e 1° posizione nella graduatoria specifica.
Il grafico sottostante vuole mettere in luce proprio questi aspetti: le squadre nel quadrante destro in basso sono le più efficienti nell’applicare pressione sulla prima costruzione, mentre quelle in alto a sinistra sono formazioni che quando sprigionano la loro velocità lo fanno principalmente per correre in transizione – come Sassuolo e Frosinone – o che ancora non riescono a massimizzare il profitto del proprio lavoro in non possesso – come ad esempio il Monza e il Milan. Como e Roma non hanno bisogno di andare sempre al massimo, ma riescono a ottimizzare il proprio lavoro senza palla sapendo esattamente quando e come andare al recupero nella metà campo offensiva, rendendosi così immediatamente pericolose per le difese avversarie.
Le chiavi nascoste diventate decisive: Alex Valle
Due uomini simbolo, che di solito non si prendono le luci della ribalta (tranne che in occasione dello scontro al vertice della 5° giornata contro l’Inter per il centrocampista della Roma, quanto mai puntuale nel trovare la prima doppietta in carriera in Serie A).
Alex Valle e Manu Kone sono simboli delle filosofie dei loro allenatori: il terzino spagnolo, arrivato giovanissimo in Italia via Barcellona, è molto più di un semplice esterno di difesa. Se infatti nella prima costruzione tiene spesso la sua posizione, in fase di sviluppo tende può in alternativa alzarsi sulla linea dei centrocampisti, allargarsi oppure occupare il mezzo spazio di sinistra, creando spesso le triangolazioni con Baturina e Da Cunha che permettono alla squadra di mischiare le carte e controllare il pallino del gioco, grazie alle qualità tecniche degli interpreti.
Analizziamo la heatmap di Valle nella prima partita della stagione, quella contro l’Udinese, che è esemplificativa di questi concetti: la parte più chiara evidenzia le zone di campo più percorse dal terzino del Como, e ci mostra chiaramente questo movimento a stringere che lo porta nel vivo del gioco, addirittura nella zona centrale della trequarti offensiva.
Con queste funzioni, Valle è diventato uno dei giocatori più propositivi del Como in questo avvio di campionato, collezionando anche un assist.
Le chiavi nascoste diventate decisive: Manu Koné
Il centrocampista francese si prepara al duello tutto transalpino con Lucas da Cunha, leader del reparto lariano. La doppietta rifilata all’Inter proietta Koné in un’altra dimensione, quella del centrocampista non più solo di rottura ma anche da incursione, percorso di crescita già sviluppato in passato da Gasperini con numerosi interpreti del ruolo, soprattutto sulla panchina dell’Atalanta.
La heatmap di Koné nella partita contro l’Inter è perfetta per rendere l’idea del concetto di verticalità assimilato dal centrocampista giallorosso, che abbina al consueto sacrificio (1° per velocità media in non possesso contro i nerazzurri, 11 km/h di media senza palla) anche una grande qualità in possesso (91% di precisione nei passaggi, con una media di 67 palloni giocati a partita).
Proprio la capacità di essere verticale non solo nei movimenti, ma anche in rifinitura rappresenta una nuova fase di crescita per Koné: escludendo per ovvie ragioni tattiche i difensori dal campione in analisi, Koné è il 2° centrocampista più verticale nella Roma, rapportando i passaggi riusciti in avanti a quelli totali. Aggiungendo invece anche i difensori, il francese è il 4° giocatore della Roma per numero totale di passaggi in avanti completati in questo avvio di stagione (96 in 5 partite).
La presenza di Cristante in vetta a questa classifica non sorprende: parliamo di uno di quei centrocampisti che con Gasperini sono sbocciati, e che sa assimilare perfettamente le richieste del proprio allenatore, rappresentando al contempo un punto fermo nello scacchiere tattico e un modello per i compagni di reparto. Proprio l’assenza dell’ex giocatore di Milan e Benfica creerà un vuoto nel big match del mezzogiorno di domenica, che verrà probabilmente tamponato da De Roon: un altro uomo fidato del suo allenatore, per tentare il sacco di Como che permetterebbe a Gasperini di volare sempre più in alto.