I MIGLIORI TESTA A TESTA NELLA LOTTA SCUDETTO
Napoli e Inter, protagoniste di un appassionante duello senza esclusione di colpi, sono lanciate verso un finale di stagione ad altissima tensione: i prossimi quattro turni decideranno chi riuscirà a cucirsi sul petto il tricolore. Un equilibrio così serrato non si è registrato nelle ultime due edizioni, quando sia il Napoli di Luciano Spalletti sia l’Inter di Simone Inzaghi hanno saputo dominare il torneo con ampio anticipo, scavando un solco incolmabile sulle rivali. Per ritrovare un campionato incerto fino all’ultimo respiro bisogna andare all’annata 2021/22, quella del braccio di ferro tra Milan e Inter. Ma la storia della Serie A è ricca di stagioni leggendarie, rese immortali proprio dalla tensione spasmodica di un testa a testa conclusosi al fotofinish. Ripercorriamo insieme alcuni dei finali di stagione più indimenticabili.
Il primo tricolore dell’era Berlusconi - 1987/1988
Il Napoli di Ottavio Bianchi, campione in carica, arriva alla primavera del 1988 con il vento in poppa, forte di un vantaggio di quattro punti sul Milan quando la vittoria ne vale ancora due. Trascinati dai gol del tridente d’attacco formato da Maradona, Careca e Giordano, i partenopei sembrano destinati a riconfermarsi, ma qualcosa si rompe proprio nel momento cruciale della stagione. Gli azzurri, che avevano perso solo due volte in 25 giornate, crollano infatti nel finale: nelle ultime cinque partite, incassano quattro sconfitte e raccolgono un solo punto su dieci disponibili. Il Milan di Sacchi, dopo una prima parte di stagione a corrente alternata, si rimette in carreggiata, anche grazie al ritorno di Van Basten dall’infortunio che lo aveva tenuto fuori a lungo, e approfitta del crollo dei partenopei per ricucire sulla vetta. La svolta arriva il 1° maggio al San Paolo: in uno degli scontri diretti più iconici della Serie A, i rossoneri vincono 3-2 grazie alla doppietta di Virdis e al sigillo dello stesso Van Basten, completando così il sorpasso. A quel punto bastano due pareggi contro Juventus e Como per sancire il ritorno dei rossoneri sul trono d’Italia, dopo nove anni di attesa, e per inaugurare col tricolore l’inizio dell’epopea del Milan di Berlusconi.
La rivincita del Napoli - 1989/1990
Due anni dopo, è di nuovo corsa a due. Napoli e Milan si sfidano nuovamente in un campionato spettacolare, illuminato dalle giocate di campioni del calibro di Maradona, Van Basten e Roberto Baggio. Il Napoli parte forte e si laurea campione d’inverno, ma tra febbraio e marzo conosce un momento di appannamento che consente al Milan di prendere la testa della classifica. Baresi e compagni sembrano in controllo per tutto marzo, capaci di gestire il vantaggio con l’esperienza maturata nella gestione Sacchi. Eppure, anche questa volta, non mancano i colpi di scena. I partenopei si rifanno sotto a inizio aprile, con una serie di vittorie che culminano con l’aggancio in classifica. Il momento decisivo arriva alla penultima giornata, quando gli azzurri di Albertino Bigon vincono a Bologna, mentre il Milan incappa in un’altra fatale sconfitta a Verona, consegnando il match point ai rivali. Un déjà-vu doloroso per i tifosi rossoneri, che rivivono l'incubo della "fatal Verona" già vissuto nel 1973. Nell’ultimo atto della stagione, davanti a un San Paolo stracolmo, al Napoli basta una vittoria contro la Lazio per tornare campione: ci pensa Marco Baroni, oggi allenatore proprio dei biancocelesti, a segnare il gol che fa esplodere la città. È il secondo Scudetto della storia azzurra.
La rimonta di Zaccheroni - 1998/1999
Per ritrovare un altro campionato così conteso bisogna andare avanti di circa un decennio, alla stagione 1998/99, caratterizzata dalla partenza sprint di Fiorentina e Juventus e dalla rincorsa alla vetta di Roma e Parma. Sul finale del girone d’andata, però, a emergere sono la Lazio di Sven-Göran Eriksson, risalita da metà classifica grazie a una serie di nove vittorie consecutive, e il Milan di Zaccheroni e Bierhoff. I biancocelesti, guidati in attacco dal tandem Salas-Vieri, approfittano del calo delle rivali e si lanciano in fuga solitaria, con i soli rossoneri (distanti 7 punti a inizio aprile) in grado di restare in scia. Nesta e compagni, però, non riescono a evitare qualche battuta d’arresto di troppo, consentendo al Diavolo di tornare sotto.
La capolista sente il fiato rossonero sul collo e si disunisce. Il Milan, invece, non sbaglia più un colpo e vincendo le ultime sette gare ribalta il campionato. Alla penultima giornata avviene il sorpasso, con la Lazio fermata a Firenze e gli uomini di Zaccheroni vincenti in scioltezza sull’Empoli. L’epilogo è a Perugia, dove i rossoneri devono vincere per tenere dietro la Lazio**.** Al Curi, gli uomini di Zaccheroni completano l’impresa con Guglielminpietro e Bierhoff e un’iconica parata di Abbiati su Rapajć, cucendosi sulla maglia il 16° Scudetto, proprio nell'anno delle celebrazioni del Centenario del club.
Ancora una volta il titolo passa da Perugia - 1999/2000
La Serie A del 1999/2000 è una delle più combattute di sempre. Juventus, Lazio, Inter, Roma e Milan si danno battaglia per mesi, ma con un inizio del girone di ritorno devastante, i bianconeri di Carlo Ancelotti prendono il largo, arrivando a +9 sulla Lazio di Eriksson. Sembra tutto chiuso, ma la Serie A di quell’epoca è un terreno ricco di insidie. Due sconfitte consecutive, contro il Milan e nello scontro diretto perso con la Lazio al Delle Alpi - deciso da un gol di Simeone - riaprono la contesa.
Si arriva così all’ultima giornata con la Juve in testa, ma con solo un punto di vantaggio. All’Olimpico, la Lazio fa il suo dovere e batte la Reggina. A Perugia, invece, si scatena l’imprevedibile. Un nubifragio trasforma il Curi in un pantano, costringendo l’arbitro Collina a sospendere il match per oltre un’ora. Alla ripresa, la Juve non riesce a ritrovare lucidità e il capitano degli umbri Calori sigla il gol che consegna lo Scudetto alla Lazio, il secondo della sua storia.
L’altra riva del Tevere - 2000/2001
Il campionato 2000/2001 si apre il 30 settembre a causa della sovrapposizione con le Olimpiadi di Sydney. La Roma di Fabio Capello, rafforzata in estate con colpi da copertina come Batistuta, Emerson e Samuel, è determinata a strappare uno Scudetto che manca dal 1983. Dopo tredici giornate, la fuga è già concreta: +8 sulla Juventus. I giallorossi tengono un ritmo imponente, ma nello scontro diretto della 29ª giornata al Delle Alpi, la Juventus sembra essere sul punto di rovinare tutto. Del Piero e Zidane firmano un doppio vantaggio nei primi sei minuti e mettono la Roma spalle al muro. Sembra l’inizio della fine, ma il subentrato Hidetoshi Nakata rianima i suoi con un gol e un assist per Montella, che valgono un 2-2 pesantissimo. La strada verso il trionfo sembra spianata, ma per Totti e compagni c’è ancora tempo per un ultimo brivido. I giallorossi pareggiano due gare di fila con Milan e Napoli e riaprono tutto: la Juventus torna a -2, mentre anche la Lazio coltiva un sogno folle, dato che, con un incrocio di risultati, all’ultima giornata potrebbe trascinare la lotta verso un sensazionale spareggio Scudetto con il Derby della Capitale. Il 17 giugno, l’Olimpico è una bolgia: la Roma sbaraglia il Parma con un 3-1 da manuale, firmato dai suoi migliori tenori: Totti, Montella e Batistuta. Il boato del triplice fischio accompagna la vittoria romanista, tra le lacrime del capitano e il tripudio del popolo giallorosso.
Finalmente la Juventus - 2001/2002
La stagione successiva porta sulle panchine della Serie A nuovi protagonisti: alcuni inediti, come l’argentino Héctor Cúper, reduce dalla positiva, ma sfortunata esperienza col Valencia; altri di vecchia data, come il ritorno di Marcello Lippi alla Juventus. La prima parte della stagione è marcata a fuoco dall’exploit del Chievo Verona di Del Neri, favola del calcio di provincia italiano. Fino a dicembre, il vertice della graduatoria registra una singolare alternanza tra Chievo, Inter e Roma, ma dal giro di boa in poi i clivensi perdono smalto a favore della poderosa risalita della Juventus. La corsa al titolo si evolve in un elettrizzante duello a tre tra Inter, Juve e Roma, con le pretendenti che si alternano in vetta turno dopo turno. Con la vittoria al Meazza per 3-1 sulla Roma il 24 marzo, l’Inter prova una fuga solitaria, rientrata presto a seguito di un’inaspettata debacle interna con l’Atalanta. Padroni del proprio destino, alla terzultima giornata, i nerazzurri vedono sfumare al 90’ un successo fondamentale contro il Chievo a Verona, un passo falso rimediato con una comoda vittoria a Milano col Piacenza. Alla vigilia dell’ultimo atto, la classifica è un thriller: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. Tutto può ancora succedere. Il 5 maggio, in un Olimpico contrassegnato da un misto di nerazzurro e biancoceleste, gli uomini di Cuper si fanno rimontare due volte dalla Lazio e alla fine soccombono 4-2. La Juventus supera l’Udinese con le reti di Trezeguet e Del Piero e diventa Campione d’Italia, conquistando un titolo tanto agognato, dopo averlo visto svanire per due anni di fila proprio all’ultima giornata.
Intreccio di fuoco - 2007/2008
La Serie A 2007/2008 si trasforma in un lungo inseguimento. L’Inter di Mancini conquista la vetta della classifica già alla quinta giornata, intenzionata a non perderla più. I nerazzurri dominano il girone d’andata e si aggiudicano il titolo d’inverno, lasciando la Roma di Spalletti a sette punti. La corsa della capolista, però, si arresta improvvisamente in vista del traguardo: alla quartultima giornata Zanetti e compagni si lasciano sorprendere dal Milan nel Derby e nella giornata successiva non vanno oltre un 2-2 casalingo con il Siena. In contemporanea, i giallorossi restano compatti e rimontano. Il sogno tricolore s’incrocia in maniera spietata con la lotta salvezza: sono infatti le due contenenti per l’ultimo posto salvezza, Parma e Catania, le avversarie di Inter e Roma nell’ultima danza. I 90 infuocati minuti del finale di stagione si aprono con il gol lampo di Vučinić all’Olimpico, che proietta i capitolini virtualmente in vetta. Al Tardini di Parma, invece, i campioni in carica tornano negli spogliatoi sullo 0-0, intenti a scacciare i fantasmi di una clamorosa beffa. Nel momento del bisogno, sale in cattedra Zlatan Ibrahimović e lo svedese manda il Biscione in estasi con una doppietta d’autore. Mancini conquista il terzo titolo consecutivo, mentre il Parma saluta la Serie A.
Il Triplete nerazzurro - 2009/2010
La stagione 2009/10 è la cornice perfetta per una delle imprese più leggendarie del calcio italiano. L’Inter di Mourinho, profondamente rinnovata in estate dall’addio di Ibra e dagli arrivi di Eto’o, Lucio e Sneijder, parte forte e chiude l’andata a + 5 sul Milan. Ma a gennaio, la Roma risale: approfitta del crollo del Diavolo e della Juve e si issa fino al secondo posto. Impegnati a mantenere aperta la lotta su tre fronti - Champions League, Coppa Italia e campionato - i nerazzurri rallentano, perdono lo scontro al vertice dell’Olimpico e in occasione della 33ª giornata vengono scavalcati dai giallorossi. Il Biscione non demorde e, favorito dalla fragorosa sconfitta interna della Roma con la Sampdoria, riacciuffa il primato, e da lì non si volta più. L’Inter non sbaglia più un colpo e arriva all’ultima giornata con un solo punto di vantaggio, consapevole che il margine è minimo, ma sufficiente. A Siena, lo Scudetto passa dai piedi di Milito, che con una rete chirurgica firma l’1-0 che vale il 18° tricolore, il secondo dei tre titoli che andranno a comporre il primo ed unico leggendario Triplete di un club italiano.
Per ritrovare un campionato deciso sul filo di lana bisogna balzare avanti fino alla stagione 2021/2022, l’annata dell’incredibile cavalcata del Milan di Pioli, laureatosi Campione d’Italia al termine di un appassionante testa a testa con i cugini nerazzurri. Il pendolo dello Scudetto è il Derby di ritorno, spartiacque emotivo e tecnico del campionato, in cui Olivier Giroud, con una doppietta da urlo, ribalta i nerazzurri e imprime una svolta alla rincorsa rossonera. Da quel momento, il Diavolo è perfetto e chiude la stagione con un filotto finale che lo incorona Campione d’Italia per la prima volta in undici anni. Oggi, la sfida tra Napoli e Inter promette un finale carico di tensione e pathos: lo Scudetto potrebbe tornare a decidersi negli ultimi 90 minuti, in un finale incandescente che nulla ha da invidiare ai mitici precedenti della Serie A. Saremo testimoni di un altro verdetto scolpito all’ultimo respiro? (Foto LaPresse)