Juventus-Fiorentina, l'analisi tattica
Un ko, quello contro la Fiorentina, che rischia di costare caro e che ha messo fine ad una striscia di 10 risultati utili consecutivi in campionato avviata dopo la partita interna contro il Como, anche in quel caso terminata con due reti a zero in favore degli ospiti.
L’approccio della Fiorentina
La Fiorentina in arrivo all’Allianz Stadium non poteva certo essere una vittima sacrificale: per i giocatori in maglia viola, quella contro la Juventus era l’occasione perfetta per riscattare almeno in parte la stagione e per festeggiare la salvezza appena acquisita, mettendo in scena una prestazione perfetta dal punto di vista tattico e dell’attenzione ai dettagli.
Con la Juventus in possesso, la Fiorentina accettava il palleggio concedendo però solo la circolazione perimetrale, creando una forte densità centrale che rendeva difficile ai bianconeri il rifornimento a Vlahovic. Prendiamo in esame questa situazione al 12’: la Juventus è in costruzione e la Fiorentina risponde con un 541 ben visibile grazie al Cluster di Imcoach, stringendo Dodô (2) che prende come riferimento Yildiz (10) e abbassando Parisi (65) in copertura su Cambiaso (27), collocato in ampiezza.
Il difensore brasiliano è molto attento in fase di non possesso, ed è bravo a prendersi cura di McKennie (22) nel momento in cui il turco abbandona la sua posizione, coprendo il tentativo di smarcamento in profondità dell’americano. Il tutto è reso possibile grazie alla pressione dei mediani sui portatori di palla: Locatelli (5), dopo una circolazione lunga e senza sbocchi, è costretto a giocare una palla leggibile su Vlahovic (9), stretto nella morsa della coppia centrale della Fiorentina e impossibilitato a raggiungere il pallone.
Le prime avvisaglie
Quando ripartiva, la Fiorentina riusciva a pungere: il primo campanello di allarme per la Juventus arriva infatti al 17’, quando Pongracic (5) è veloce a rilanciare l’azione degli ospiti dopo un recupero in area di rigore, andando a servire subito Piccoli (91), sfruttando la sua prestanza fisica nel duello individuale ma anche la sua precisione negli appoggi, soluzione su cui la Fiorentina ha impostato il match (significativo che Piccoli sia stato il destinatario prediletto da De Gea, con 6 passaggi trasmessi nei 90’).
A essere in ritardo su Ndour (27) è Koopmeiners (8): grazie all’anticipo sul centrocampista olandese, la transizione della Fiorentina si può sprigionare. McKennie (22), per tamponare la passività di Koopmeiners, decide di stringere su Ndour, lasciando quindi lo spazio nella zona destra dell’area di rigore a Parisi (65), che viene servito però in modo impreciso. La Juventus quindi si può riorganizzare: il pericolo è scampato, almeno per qualche minuto.
Passività da una parte, intensità dall’altra: il leitmotiv della sfida di Torino, che si ripete nei soliti interpreti anche una ventina di minuti dopo. La Juventus costruisce dal basso: i movimenti di Yildiz e Koopmeiners sono ben coordinati, tant’è che si crea per una volta lo spazio centrale all’altezza della metà campo per il numero dieci bianconero, che però non viene servito da Di Gregorio. Il portiere bianconero opta per il lancio lungo a cercare Koopmeiners, che sbaglia l’appoggio di testa, agevolando l’intervento di Harrison (17), appena subentrato e fresco nelle gambe. Il suo taglio verso l’interno porta con sé Cambiaso (27), che stringe la sua posizione aprendo così uno spazio che il solito Ndour (27) andrà ad attaccare, bravo a sfruttare i metri guadagnati rispetto a Koopmeiners, ancora una volta lento nel recuperare terreno.
Le costanti che preoccupano
Ma per la Juventus è stato davvero un altro incidente di percorso? Analizzando i dati dei bianconeri, emergono concetti interessanti.
Dal punto di vista tecnico, i problemi sono noti e discussi da tempo: la Juventus terminerà il campionato con il 5° peggior rapporto della Serie A fra Gol Segnati e Gol Attesi (-13,41 dopo 37 giornate), lasciando per strada – tenendo in considerazione solo la gestione Spalletti – punti preziosi in troppe occasioni. I pareggi contro Lecce, Sassuolo e Verona in casa, le sconfitte contro Cagliari in trasferta e Fiorentina in questa occasione, partite contraddistinte da allarmanti quanto sinistre coincidenze: la Juve comanda il gioco ma non sempre riesce a essere incisiva e a trovare il modo di sbloccare o in alcune circostanze chiudere la partita, subendo poi la rete avversaria alla prima vera occasione.
Analizzando poi i dati fisici, emerge anche altro: se la Juventus ha mostrato brillantezza per una buona parte della stagione, soprattutto da quando i dettami di Spalletti hanno iniziato a insediarsi nella testa dei giocatori, lo stesso non si può dire per questo finale di stagione, dove troppe individualità hanno smesso di godere di quello smalto che aveva permesso ai bianconeri di guadagnare terreno rispetto alle rivali per la qualificazione Champions.
Il grafico sottostante rappresenta il divario fra la distanza percorsa ad alta intensità (>25 km/h) partita per partita della Juventus e quella dell’avversario di turno: salta all’occhio come nella fase centrale della stagione gli uomini di Spalletti fossero in grado con costanza di pareggiare e spesso superare l’intensità altrui, situazione che invece è diventata sempre più rara nelle ultime settimane, con un crollo abbastanza verticale proprio a partire dalla sfida, potenzialmente decisiva, contro il Milan.
Dati che sicuramente serviranno da monito per la programmazione della prossima stagione: sul mercato, fra partenze e arrivi, ci sarà molto da lavorare per mettere a disposizione dell’ex allenatore della Nazionale una rosa competitiva sotto tutti i punti di vista.