L’evoluzione del modulo dinamico
Serie A Enilive

L’evoluzione del modulo dinamico

Difesa a tre, a quattro, rombo o albero di natale: ha ancora senso parlare di moduli?

L’evoluzione del modulo dinamico

Difesa a tre, a quattro, rombo o albero di natale: ha ancora senso parlare di moduli?

Il concetto di modulo si è evoluto nel tempo, seguendo le esigenze degli allenatori e le tendenze del momento. In Italia si discute tanto della competitività ad alti livelli del 352, sistema che ormai è il riferimento della maggior parte delle squadre della nostra Serie A, all’estero invece si predilige la difesa a 4, con la valorizzazione degli esterni d’attacco a discapito del classico numero 10, ormai merce rara.

Ma grazie ai sistemi in nostro possesso e ai dati, è possibile analizzare come il modulo non sia più un dogma rigido, ma un punto di partenza dinamico dal quale poi gli allenatori costruiscono le fasi di possesso e non possesso delle proprie squadre, sfruttando fantasia e necessità tattiche.

Il modulo più diffuso

La difesa a 3 è diventata il sistema più utilizzato fra le protagoniste della Serie A. Squadre di alta classifica come Inter, Napoli, Milan e Roma, ma anche realtà di media o bassa classifica come Udinese, Genoa, Cremonese impostano il proprio gioco basandosi su questo assetto tattico: copertura dell’asse centrale e sfruttamento dell’ampiezza a fronte di un uomo in meno in partenza sul fronte offensivo. Proprio per questa ragione, gli allenatori esplorano diverse situazioni per garantire pericolosità in attacco, a partire dall’utilizzo sistematico dei terzi di difesa anche nella metà campo avversaria nella partecipazione allo sviluppo del gioco o nell’inserimento senza palla.

Il cambio modulo da possesso a non possesso

Proprio per non privarsi dell’uomo in meno in fase offensiva, il Milan di Allegri nella sfida di sabato contro l’Udinese ha provato a schierare la difesa a 4, rinunciando in partenza ai tre difensori centrali finora sempre impiegati dal 1’, alzando Saelemaekers in posizione di esterno offensivo a completare un reparto con Leao punta centrale e Pulisic con licenza di svariare, partendo principalmente da sinistra. Nella clip che trovate di seguito, esaminiamo proprio una situazione relativa alla sfida di San Siro di sabato pomeriggio, con un’azione manovrata che termina con la ricerca dell’esterno belga col numero 56.

L’attenzione però si sposta alla successiva fase di non possesso: come ben visibile grazie ai cluster di Imcoach, che collegano i giocatori evidenziando i reparti reali all’interno del match, se il Milan ha provato a modificare il proprio approccio offensivo, cercando di creare superiorità numerica su entrambe le fasce, la fase di non possesso è stata pianificata con lo schieramento di una difesa a 5, con l’abbassamento del solito Saelemaekers (n°56) e il conseguente scivolamento di Athekame (n°24) verso il centrale di parte. L’atteggiamento e la posizione di Rabiot (n°12), sempre pronto ad assorbire l’eventuale inserimento di Zaniolo, raccontano di un approccio in non possesso a cui il Milan ha abituato spesso nei primi tempi di questa stagione, con il controllo del proprio baricentro, una squadra corta e attenta e delle linee molto strette fra i reparti.

Il modulo dinamico all’interno di un possesso

La presenza nel nostro campionato di numerose realtà che impostano la propria fase difensiva con accoppiamenti uomo su uomo richiede sempre più spesso agli allenatori di proporre soluzioni nuove per scardinare i reparti arretrati avversari. Per questa ragione occorre avere a disposizione giocatori tatticamente e tecnicamente evoluti, capaci di ragionare anche in porzioni di campo diverse rispetto a quelle di partenza e in grado di leggere il gioco: caratteristiche molto care a Luciano Spalletti, che proprio secondo questi princìpi sta plasmando la sua Juventus.

I giocatori chiave dei bianconeri in questa ottica sono Cambiaso e McKennie, di cui esaminiamo i movimenti nella partita contro la Roma: nella clip seguente, vediamo due prime costruzioni (con un 4+1) della Juventus, che in partenza di azione va a schierarsi con una sorta di 4-2-4, con i terzini molto bassi, i centrocampisti in verticale fra loro e McKennie (n°22) in linea con i giocatori offensivi. Sulla prima uscita verso Cambiaso (27), mentre Yildiz (10) viene incontro per offrire una linea di passaggio e formare una sorta di 4-3-3, il centrocampista americano diventa il vero e proprio riferimento offensivo, prima di invertire la sua posizione con David (30).

L’azione successiva parte in modo molto simile, con McKennie che va a sollecitare in modo ancora più deciso Celik (n°19 giallorosso) nel corridoio centrale, portandolo lontano dalla sua zona di competenza, e proprio i continui interscambi di posizione che vanno a coinvolgere anche Thuram (19) modificano in modo dinamico lo schieramento dei giocatori della Juventus, attribuendo alla squadra una struttura che si evolve nuovamente verso un 4-3-3 passando anche attraverso un 3-3-4.

Con questi due esempi, abbiamo mostrato solo uno scorcio della varietà tattica che offre il nostro campionato: anche per sopperire ad un valore tecnico al momento inferiore a quello a disposizione di altre leghe gli allenatori della Serie A sono spinti a evolvere continuamente le proprie idee, utilizzando la tattica come stratagemma per ottemperare alla mancanza di imprevedibilità individuale degli atleti, e rappresentano attualmente uno dei principali punti di forza e attrattività del calcio nostrano.