La danza delle ali nella notte da paura
Serie A Enilive

La danza delle ali nella notte da paura

I lampi di talento di due campioni in erba squarciano la notte delle streghe: Diego Moreira incanta nel Derby della Madonnina, Kerim Alajbegović stende il Napoli. Due mancini da brividi firmano i successi di Milan e Juventus nei big match di Halloween.

Halloween è il tempo dei travestimenti, dei mostri e delle apparizioni improvvise. La Serie A Enilive ha rispettato la tradizione a modo suo, portando alla ribalta due possibili mostri sacri del futuro. Diego Moreira e Kerim Alajbegović non hanno avuto bisogno di maschere per mettere paura alle difese avversarie: sono bastati il talento, la sfrontatezza e due mancini capaci di cambiare il destino dei big match contro Inter e Napoli.

Due giovani esterni offensivi, due storie diverse e un palcoscenico condiviso. Entrambi avevano già lasciato intravedere qualità fuori dal comune, ma serviva un'occasione speciale per trasformare le promesse in qualcosa di più concreto. Il weekend di Halloween è diventato così quello della consacrazione.

Moreira, una notte da ricordare

Diego Moreira ha ribaltato il Derby della Madonnina con una prestazione di quelle destinate a rimanere nella memoria dei tifosi. Un gol e due assist, tre partecipazioni dirette alle reti rossonere che lo rendono soltanto il secondo giocatore del Milan negli ultimi vent'anni a riuscirci in un derby di Serie A contro l'Inter, dopo Rafael Leão, protagonista con due gol e un assist il 3 settembre 2022.

L'ex Strasburgo è stato il volto del forcing iniziale con cui il Milan di Amorim ha sorpreso l'Inter di Chivu. Prima ha bruciato Carlos Augusto sulla fascia, pennellando il pallone sulla testa di Pulisic per il vantaggio rossonero. Poi ha disegnato dalla bandierina la traiettoria per il gol di Rabiot. Accelerazioni, sterzate, conduzioni palla al piede e continui cambi di ritmo: nella prima mezz'ora Moreira ha mandato in difficoltà il sistema difensivo nerazzurro, trasformando la propria corsia in una fonte inesauribile di pericoli.

Ma il meglio doveva ancora arrivare. A pochi minuti dall'intervallo, con il benestare di Modrić e Pulisic, i due riferimenti tecnici della squadra, Moreira si è presentato sul pallone per battere una punizione dal limite. Una scelta tutt'altro che scontata: il belga non aveva mai segnato su calcio piazzato in carriera. Poco importa. Quella conclusione l'aveva già provata durante il riscaldamento e, quando si è presentata l'occasione, non ha esitato. Mancino a giro, pallone in rete e tris rossonero.

Un gol che mancava da tempo nella storia della stracittadina: l'ultimo milanista a segnare su punizione diretta in un derby di campionato era stato Andrea Pirlo nel 2007. Più recentemente, Theo Hernández ci era riuscito nella finale di Supercoppa Italiana del gennaio 2025.

Una serata speciale, resa ancora più suggestiva dal confronto simbolico con il numero 22 per antonomasia nella storia del Diavolo. Prima del fischio d'inizio, San Siro aveva riabbracciato Ricardo Kaká, premiato dal club davanti al suo vecchio pubblico. Dalla tribuna, il brasiliano ha poi assistito colmo di emozioni all'esplosione di un altro numero 22 rossonero. Due calciatori diversi, due epoche lontane, ma lo stesso numero sulle spalle e un parallelo capace di accendere immediatamente l'entusiasmo dei tifosi.

Il numero 22 e i debutti da sogno

Anche Kaká aveva scelto il suo primo Derby della Madonnina per presentarsi al grande pubblico rossonero. Il 5 ottobre 2003, poche settimane dopo il suo arrivo dal San Paolo, il brasiliano segnò di testa il gol del raddoppio nel 3-1 del Milan sull'Inter. Era la sua prima rete in assoluto con la maglia rossonera, l'inizio di una storia destinata a diventare leggendaria.

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Nella stracittadina di ritorno, Kaká avrebbe lasciato nuovamente il segno, firmando il pareggio nella memorabile rimonta da 0-2 a 3-2, completata dalla conclusione di Seedorf. Un rapporto speciale con il derby, nel quale il futuro Pallone d'Oro avrebbe realizzato cinque gol e due assist in sette apparizioni.

Tra Kaká e Moreira, il numero 22 ha avuto anche un interprete decisamente meno prevedibile: Mateo Musacchio, a segno nella stracittadina d'andata del 2017/18, vinta dall'Inter per 3-2.

Ma è soprattutto tra i grandi debutti rossoneri che la prestazione di Moreira trova una collocazione speciale. Prima di Kaká, Andriy Shevchenko aveva bagnato il suo esordio nel derby del 23 ottobre 1999 con il gol del pareggio, entrando dalla panchina e dando il via alla rimonta completata da Weah. Era il primo capitolo della storia del futuro miglior marcatore della stracittadina.

Nel settembre 2008 fu invece Ronaldinho a decidere il suo primo derby con un colpo di testa su assist proprio di Kaká: il primo gol del brasiliano in maglia rossonera valse la vittoria contro l'Inter. Più recente, ma altrettanto indimenticabile, l'esordio di Olivier Giroud, autore della doppietta che nel febbraio 2022 ribaltò il derby e si rivelò decisiva nella corsa allo Scudetto del Milan di Pioli.

Una menzione speciale spetta infine a Zlatan Ibrahimović e Ronaldo, capaci entrambi di segnare al debutto nella stracittadina con ciascuna delle due maglie milanesi.

Precedenti illustri, che aiutano a dare la misura dell'impatto di Moreira. Il belga ha già segnato quattro gol nelle prime sei presenze in questa Serie A, tanti quanti ne aveva realizzati nell'intera scorsa stagione di Ligue 1, in 27 partite. Numeri che raccontano la crescita di un talento ancora tutto da esplorare.

Alajbegović, un lampo per risvegliare la Juventus

Ventiquattr'ore dopo il Derby della Madonnina, un altro giovane esterno ha deciso di lasciare la propria firma indelebile sul weekend di Halloween. Kerim Alajbegović, uno degli acquisti più intriganti e misteriosi dell'ultimo mercato bianconero, ha illuminato Juventus-Napoli con una prodezza di rara bellezza.

All'Allianz Stadium, con le due squadre bloccate sullo 0-0 e il peso di una classifica complicata a rendere ogni pallone più delicato, serviva qualcuno disposto a rischiare una giocata fuori dagli schemi, senza lasciarsi condizionare dalla tensione del momento.

Alajbegović aveva esattamente quel pizzico d'incoscienza. Il cronometro segna il 70' quando il bosniaco riceve da Zeghrova, punta la porta e accelera con il pallone incollato al piede. Arrivato al vertice dell'area, lascia partire un mancino violento e preciso, una diagonale che sorprende Meret e si infila sotto l'incrocio dei pali. Un gesto tecnico improvviso, capace di spezzare l'equilibrio e accendere uno Stadium fino a quel momento trattenuto.

È il gol che cambia la partita, apre la strada al successo bianconero e consegna alla Juventus tre punti pesantissimi. Una rete nata dal coraggio di cercare una soluzione personale quando la partita sembrava non offrirne altre.

A 19 anni e 41 giorni, Alajbegović è diventato il più giovane marcatore straniero nella storia di Juventus-Napoli in Serie A. Non solo: con almeno un gol e un assist all'attivo, è anche il più giovane giocatore ad aver partecipato direttamente ad almeno due reti nei cinque maggiori campionati europei in questa stagione.

In assenza di Yıldız, la Juventus ha scoperto di poter contare sui colpi di un'altra ala di grande talento. Contro il Napoli, Alajbegović ha mostrato un repertorio fatto di dribbling, combinazioni con i compagni e qualità balistiche, e soprattutto una personalità capace di emergere anche quando la posta in palio si fa più alta.

Due mancini, due prodezze, due vittorie pesanti. Nella notte delle streghe, a far paura sono stati soprattutto loro.