Lazio e Fiorentina, i due mondi opposti
Solo poche settimane fa, i biancocelesti venivano eliminati dalla Coppa Italia allo Stadio Olimpico per mano del Mantova, dopo un mercato quasi bloccato in entrata, con l’approdo di Frattesi e Pinamonti come unici nomi di spicco in un’estate contraddistinta dai colpi a parametro zero, da Doekhi a Pedraza, passando per Sutalo e il rientro dal prestito di Floriani Mussolini. In panchina, la decisione del club di affidarsi a Rino Gattuso, con l’intenzione di creare una squadra solida e combattente, in grado di focalizzarsi su un unico obiettivo valorizzando gli uomini a disposizione. Insomma, terreno fertile per un allenatore come l’ex CT della Nazionale.
La Fiorentina invece ha vissuto un’estate opposta: un mercato florido, ricco di potenziali talenti e affidato ad un altro degli eroi nazionali del 2006, quel Fabio Grosso reduce da un’avventura molto positiva a Sassuolo, in un contesto però molto diverso – soprattutto per i profili dei giocatori a disposizione – rispetto alle ambizioni di rilancio viola dopo la difficile stagione scorsa.
La Lazio che non ti aspetti
Quello che non ci si aspettava da parte della Lazio era che la squadra, per altro indebolita a Udine dall’assenza del play titolare Rovella, desse dimostrazione pratica della volontà di dominare il gioco, non solo di sfruttare le ripartenze per valorizzare le abilità dei propri giocatori negli spazi aperti. Dopo le prime tre giornate di Serie A, la squadra di Gattuso è 4° per Field Tilt, ovvero l’indicatore che misura la capacità delle squadre di dominare il terzo offensivo rispetto agli avversari, anche grazie alla reazione mostrata nel secondo tempo al Bluenergy Stadium (90% di precisione nel terzo offensivo, sintomo quindi anche di una squadra in grado di mostrare le qualità dei propri interpreti).
Proprio la rimonta in terra friulana può rappresentare la chiave di volta per i biancocelesti, usciti con 3 punti da un campo difficile rimontando oltretutto una situazione di svantaggio.
Da sottolineare le prestazioni degli uomini chiave: Frattesi al 3° gol in altrettante partite, sempre sinonimo di vittoria per i biancocelesti, Nuno Tavares, sempre nel vivo dell’iniziativa con i suoi 11 cross tentati dopo una stagione a lungo vissuta ai margini, Reda Belahyane, 1° per recuperi contro l’Udinese (12) e pronto per sopperire al forfeit di Rovella e Kenneth Taylor, equilibratore alla spensieratezza di Frattesi, sempre nel posto giusto e uomo insostituibile di Gattuso (270’ giocati per intero, senza ancora essere sostituito). Una schiera di individualità che hanno compreso l’esigenza di anteporre il concetto di squadra a qualsiasi altra cosa, guidate dalla classe di Zaccagni, chiamato a sua volta ad una reazione dopo una stagione in chiaroscuro.
L’adattamento di Grosso
Dall’altra parte, la Fiorentina: il mercato ambizioso targato Paratici forse non ha sposato a pieno le necessità tecniche di un allenatore come Grosso, che non ha saputo raccogliere nel breve termine i frutti del lavoro estivo. Eppure, tolta la partita inaugurale contro la Roma, la squadra non ha mostrato arrendevolezza nella proposta di gioco: ciò che però ha colpito è stata la fragilità difensiva, quella sì confermata anche nelle sfide interne contro Frosinone e Torino.
La sensazione emersa dalle prime prestazioni stagionali è che Grosso volesse provare qualcosa di diverso rispetto a quanto ammirato del Sassuolo edizione 2025/26: i neroverdi erano squadra che prediligeva l’attacco degli spazi aperti rispetto al possesso prolungato per esaltare le qualità dei propri esterni offensivi (Laurienté, Berardi e Volpato), scegliendo quindi di coprire il campo in non possesso con un 451 posizionale e ben strutturato tenendo un baricentro medio-basso (51,2m, 11° dato del campionato scorso). La fase di possesso nelle azioni manovrate era caratterizzata perlopiù da scambi nello stretto, cercando di isolare gli uno contro uno sugli esterni e di riempire l’area con le mezz’ali.
Conscio forse anche delle differenze nelle caratteristiche dei suoi giocatori, Grosso ha cercato di plasmare la Fiorentina in modo differente: l’obiettivo era il dominio del gioco, per valorizzare le qualità tecniche di un centrocampo ricco di talento e proteggere una difesa poco incline alla protezione prolungata dell’area di rigore, cercando quindi di tenere un baricentro alto (55,3m, 4° dato della Serie A).
Le differenze negli interpreti
Proviamo a prendere in considerazione tre uomini chiave del Sassuolo edizione 25/26 per paragonarli ai corrispettivi in maglia viola di quest’anno, partendo dalla difesa: a margine della coppia centrale di ottimo livello Idzes-Muharemovic, nella posizione di terzino destro giostrava Walukiewicz, laterale bloccato che permetteva una rotazione verso sinistra con Doig o Garcia che potevano offrire sostegno in sviluppo a Laurienté, il motore offensivo degli emiliani.
Nella rosa della Fiorentina, non ci sono giocatori di questo tipo: all’Olimpico ha giocato Dodò, mentre Jimenez è stato schierato titolare nelle successive due gare. L’ex Milan è terzino con caratteristiche prettamente di spinta, utile in fase di possesso per stringere Mastantuono in mezzo al campo, farlo giocare nei mezzi spazi e fissare l’ampiezza sull’esterno. Conseguenza di questo atteggiamento però è la fragilità da quella parte: la Fiorentina è la 4° squadra del campionato per percentuale di tiri concessi dalla propria fascia destra (19%).
Risalendo il campo, affrontiamo il reparto determinante, ovvero il centrocampo: Grosso è passato da un mediano-metronomo di assoluta affidabilità come Matic ad un play più dinamico e da conduzione come Fagioli – anche coadiuvato dal giovane Oulai – che rispetto al serbo non può garantire la medesima fisicità, ma forse nemmeno quelle letture e quell’equilibrio che hanno permesso a Matic di calcare i più grandi palcoscenici mondiali in passato.
L’aspetto più godibile del Sassuolo 2025/26 era la capacità di rendersi pericoloso con i propri centrocampisti: 6 reti per Koné e 4 per Thorstvedt, con il giocatore canadese determinante anche in fase di costruzione e sviluppo del gioco al fianco di Matic. Nella Fiorentina, l’acquisto di Atta dall’Udinese doveva garantire a Grosso uno dei prospetti di maggiore qualità nel ruolo di interno di centrocampo, ma il francese finora non è riuscito a soddisfare le attese. E’ sufficiente un dato a capire la semplicità efficace del gioco del Sassuolo: a Koné bastavano 12 tocchi per creare un’occasione per il compagno, mentre ad Atta – nonostante gli indiscussi mezzi tecnici – ne servono ben 45.
Le conseguenze sulla classifica
Venezia contro Firenze: le due capitali dell’Arte per antonomasia si sfidano venerdì sera in un incontro in cui la bellezza verrà lasciata volentieri da parte sull’altare dei tre punti, vitali per non complicare una situazione di classifica che potrebbe cominciare a rivelarsi un po’ troppo preoccupante.
Sabato sarà poi il turno di Roma contro Milano: non con le due squadre più celebrate in questo inizio di stagione, bensì con quelle in cerca di riscatto dopo una stagione 2025/26 complessa tanto nello svolgimento quanto nell’epilogo. La Lazio per un risultato mai ottenuto prima (4 vittorie su 4 rappresenterebbero un inedito per i biancocelesti), il Milan all’inseguimento del primato per una notte.