Le rampe finali della Champions
Gli ultimi passi sono sempre i più difficili. La corsa Champions a cui stiamo assistendo sembra essere diventata una scalata su pendii impossibili. E forse non è un caso la concomitanza con il Giro d’Italia, la corsa rosa per antonomasia. Tre settimane dentro alle quali è difficile nascondere i difetti: dallo stato di grazia si passa velocemente alla giornata no, non c’è un modo per nascondere lo stato di forma, ciascuna salita vuole risposte diverse. Si passano ore a pianificare e a studiare il percorso, tracciando sul calendario le tappe chiave dove è più logico fare la differenza. Molte volte, però, non è così. Sono i segmenti sulla carta meno ostici a rappresentare un problema: una tattica sbagliata, una fuga lasciata andare, una caduta inaspettata, il maltempo; in un attimo i piani si complicano. L’ansia sale e il lavoro alle spalle sfuma. L’obiettivo sfugge di mano proprio nel momento più imprevedibile. Descritta così la situazione appare come una drammatica eccezione, ma in realtà è ciò che sta accadendo in Serie A Enilive. Tornando alla vorticosa lotta Champions, la fotografia attuale del campionato chiama analogie con il racconto sviscerato. Nel gruppetto compatto sono ancora in cinque e, a forza di studiarsi, lo spazio per un attacco finale sta diventando sempre più stretto. È un po’ la storia delle occasioni mancate, di quelle che rischiano di diventare inesorabili al punto d’arrivo. Lo scenario è imperscrutabile anche grazie alle prestazioni di avversarie che, sul piano degli obiettivi reali, non dovrebbero avere molto da chiedere, ma in realtà -proprio grazie alla cosiddetta ‘mente sgombra’- hanno sfoderato prestazioni insospettabili contro le protagoniste della storia. Succede che il Napoli, secondo in classifica, venga sconfitto in casa da un Bologna in calo di risultati, capace di andare sopra 0-2 nel primo tempo e di rianimarsi nel finale con la rovesciata di Rowe, rispondendo così alla rimonta azzurra. Sorte simile toccata al Milan, spettatore per più di un’ora a San Siro con l’Atalanta, piazzata definitivamente al 7° posto in classifica; i rossoneri tornano di prepotenza nella parte conclusiva, ma il 2-3 orobico è inevitabile. Per Juventus e Como lo stesso risultato: 0-1 in trasferta, di misura e di sostanza per ampliare gli orizzonti. Il giro di giostra della Roma è, a dirla tutta, il modo più bello per accendere l’assalto finale alla rampa più dura. I giallorossi, dopo aver ribaltato il Parma a tempo scaduto, sono i più caldi.
Inutile prevedere chi possa sfruttare al meglio le partite teoricamente più abbordabili: ogni curva ha la sua insidia, ogni strappo il suo rapporto.
Il punto sulle squadre in lotta
Il GPM (Gran Premio della Montagna) è lontano 2 km (2 partite, per restare nei confini calcistici). Per arrivarci c’è una strada precisa per le cinque contendenti.
Dopo la delusione del Maradona, il Napoli affronta il Pisa alla Cetilar Arena. I toscani, già retrocessi in Serie B, hanno sempre lottato nelle ultime gare, uscendo però sconfitti sia con il Lecce, sia nel match più recente in casa della Cremonese. Tra le formazioni in lotta per l’Europa che conta, quella di Antonio Conte è sicuramente la più quotata a raggiungere lo scollinamento senza ulteriori sorprese. Il ko subito dal Bologna ha certamente fatto alzare le antenne agli azzurri, ma il confronto con l’ultima classifica è l’opportunità più ghiotta per blindare il discorso, evitando così di trascinare tutto quanto all’ultimo turno. Ai partenopei bastano 3 punti per la matematica; in caso contrario servirebbero una serie di calcoli per capire se trascorrere un’altra settimana a battiti alti o rompere le righe in via definitiva. La 38ª è in programma tra le mura amiche contro l’Udinese, squadra imprevedibile e già in grado di sorprendere le grandi a domicilio. Per conferma citofonare a Inter e Milan.
Resta dentro la Juventus. Deve evitare sorpassi e si affida alla infinita esperienza del proprio allenatore, quel Luciano Spalletti che di qualificazioni in Champions se ne intende. La memoria va alla clamorosa rimonta ai tempi dell’Inter nel 2018, con il gol di Vecino all’Olimpico in casa della Lazio; racconto di un’impresa epica e forse mai pronosticabile. Lo stato attuale, per fortuna dei bianconeri, riflette un terzo posto già acchiappato e da tenere stretto. Sorpassato il Milan grazie alla vittoria di Lecce, la Vecchia Signora mette nel mirino Fiorentina prima e Torino poi. Non esistono calcoli: le avversarie sono le rivali di sempre, nessuno vuole regalare niente. I viola come banco di prova da non sbagliare per confermare il buon momento, i granata per l’affascinante epilogo all’ombra della Mole.
In gergo ciclistico si definisce crisi di fame quel calo energetico improvviso e intenso, spesso causato dall'esaurimento delle riserve e da una cattiva alimentazione durante la gara. Una definizione calzante per descrivere la situazione attuale del Milan. I rossoneri, grandi protagonisti del girone d’andata, stanno attraversando la fase più delicata della propria stagione. Massimiliano Allegri e la società hanno imposto il ritiro a Milanello per preparare la sfida determinante a Marassi contro il Genoa. L’intento è quello di compattare la squadra e di recuperare quella fame di traguardi, apparentemente venuta meno dopo l’uscita di scena dalla lotta scudetto con i cugini nerazzurri. La squadra è ancora padrona del proprio destino, ma adesso servono due vittorie per non dover sperare nei passi falsi delle altre. Tabelle in mano il Milan potrebbe ancora centrare la seconda piazza o addirittura finire al 6° posto. L’ultima giornata è al Giuseppe Meazza contro il Cagliari, altro scoglio da approcciare con giudizio e voglia di scavalcare qualunque ostacolo.
La Roma è in punta di sella. Come quei corridori che hanno studiato il percorso e sanno di avere la sparata per staccare tutti, devono solo capire quando giocarsi l’ultimo sprint. Eppure Gasperini se l’è vista molto brutta a Parma, un match specchio dell’equilibrio instabile della corsa ai primi quattro posti. Superata la trappola Tardini, i giallorossi si preparano al derby. Partita unica, un campionato esterno a prescindere dagli obiettivi. La Lazio vuole rovinare la festa, la Roma è all’ultima dimostrazione di maturità . Dopo la stracittadina, la pedalata finale è a Verona allo stadio Bentegodi. Malen e compagni lo sanno: due vittorie potrebbero non bastare, serve un fuorigiri di chi sta poco più avanti. Dislivello da affrontare ce n’è ancora, la speranza è più viva che mai.
L’outsider che non ti aspetti, a leggera distanza, pur sempre a vista. Il Como ha scritto la storia la scorsa settimana contro il Verona, qualificandosi per l’Europa e togliendosi una soddisfazione enorme in un campionato che può addirittura chiudere a 71 punti, in caso di due successi nelle ultime partite. Numeri folli per i lariani, rapportati al punto di partenza della squadra solo due stagioni fa. Un bottino forse non sufficiente per un posto in Champions, avendo davanti almeno due avversarie da recuperare. Parma al Sinigaglia, Cremonese allo Zini e poi si tireranno le somme; senza rimpianti e con la certezza di aver fatto l’impossibile per tenere aperto il sogno. Per Fà bregas vale lo stesso ragionamento compiuto con Gasperini: 6 punti e patata bollente alle altre. Non c’è altra via, bisogna solo continuare a spingere.