Lecce-Juventus: il destino tra le mani
Chi si ferma è perduto. Lo sanno bene Lecce e Juventus, faccia a faccia sabato sera al Via del Mare, in uno di quei crocevia dentro cui racchiudere il profilo di un’intera annata. Basta poco per spostare il peso sulla bilancia. A sentire gli allenatori, le partite hanno più o meno tutte la stessa valenza; un modo come un altro per orientare la pressione altrove e rendere psicologicamente meno asfissiante l’approccio all’impegno in sé. Per Di Francesco e Spalletti diventa inutile nascondersi: la 36ª giornata è una delle ultime chiamate per tenere ben saldo il destino tra le mani. Sia giallorossi che bianconeri, infatti, possono ancora dipendere dai propri risultati, a patto di non perdere la strada nelle prossime sfide.
Lecce sulle ali dell’entusiasmo
I salentini, a +4 sulla Cremonese terzultima, stanno sicuramente attraversando uno dei migliori momenti di forma del 2026. A partire dal pari in rimonta di tre turni fa contro la Fiorentina, si è percepita la sicurezza con la quale la squadra è stata capace di riprendere la partita, confermando poi il buono stato nel pari di Verona e, soprattutto, con il 2-1 strappato a Pisa. La strada intrapresa permette al Lecce di guardare a testa alta i prossimi appuntamenti, partendo dal difficile e delicato test di questo weekend. La componente legata all’entusiasmo del momento trova riflesso anche attraverso ciò che si respira tra i tifosi, chiamati a trascinare in una fase decisiva del campionato. L’effetto stadio può giovare, la squadra appare sicura dei propri mezzi e, considerando anche la salvezza del 2024/25, il ricordo aumenta la fiducia nella buona riuscita dell’opera. Ad ogni modo, volendo esercitare cautela in casa pugliese, il calendario sembra poter sorridere ancora alla Cremonese, attesa da due gare allo Zini nelle ultime tre (con Pisa e Como) e dalla trasferta a Udine nella penultima giornata. Per Di Francesco, dopo la Juve, in programma il Sassuolo al Mapei Stadium e Lecce-Genoa alla 38ª. Lotta apertissima, troppo presto per considerare un finale anticipato.
Flashback bianconero
Juventus 63, Como e Roma 58. Un salto temporale all’indietro alla giornata 33: la classifica che recitava il +5 sulle inseguitrici al 4° posto, la proiezione verso un aggancio al duo composto da Milan e Napoli in seconda piazza a quota 66. Nelle due settimane successive, però, i bianconeri si inceppano. Pari acerbo senza reti a San Siro con il Milan e 1-1 bruciante all’Allianz Stadium per sistemare il risultato contro il già retrocesso Verona. Tante occasioni, ma la vittoria sfuma. In un battito di ciglia la Juve si ritrova a +1 sulla Roma -completamente rinvigorita tra fine aprile e inizio maggio- e a +3 sul Como, ancora in scia per rovinare la festa. Il quadro è chiaro: il risultato pieno da qui al traguardo permetterebbe alla squadra di staccare il pass Champions senza bisogno di calcoli, ed è proprio questo il tema che Spalletti ha voluto ribadire ai propri ragazzi nella settimana di preparazione alla trasferta di Lecce. Fiorentina in casa e derby da brivido con il Torino per ultimare la stagione sono già date cerchiate sul calendario, ma il monito del tecnico toscano resta quello di non sottovalutare alcun impegno, provando a trarre il massimo da ogni singolo passaggio. Davanti c’è un Milan in fatica, un fattore da sfruttare in caso di passi falsi dei rossoneri. La Juve, come le altre, mette sul piatto il proprio futuro; l’Europa che conta è un obiettivo troppo grande per lasciare sul tavolo rimpianti. Spalletti ha compattato il gruppo, ora serve il piede sull’acceleratore per evitare sorpassi dell’ultimo secondo.
Di Fra cerca la rivalsa
Non ha mai smesso di provarci Eusebio Di Francesco. Le retrocessioni in serie con Frosinone e Venezia non si dimenticano, entrambe portatrici di notti insonni e di dettagli mancanti al momento del conto finale. A volersi soffermare sull’ultima stagione, c’è un conto da sistemare per l’attuale allenatore giallorosso. Era il 25 maggio dello scorso anno quando, giunti alla tornata conclusiva, il Venezia si andò a giocare la permanenza in Serie A Enilive proprio ospitando la Juventus allo stadio Luigi Penzo. Gli arancioneroverdi disputarono una partita sopra le righe: subito in vantaggio con la firma di Daniel Fila, subirono la rimonta della Vecchia Signora, riprendendosi poi grazie al 2-2 di Haps nel secondo tempo; ai lagunari il pari non sarebbe comunque bastato (visto lo 0-1 del Lecce di Giampaolo in casa della Lazio), il rigore di Locatelli spianò poi la strada al quarto posto della Juventus, davanti di un punto nella classifica definitiva rispetto alla Roma.
L’altro motivo per cercare una spinta è nel bilancio di Di Francesco contro la stessa Juventus. Il tecnico pescarese -su 18 sfide da allenatore- in una sola occasione è stato in grado di battere i bianconeri, al netto di 4 pareggi e 13 sconfitte. Un risultato di un certo prestigio, ed è corretto sottolinearlo, raccolto ad ottobre 2015 contro la Juve di Max Allegri, finalista di Champions per quell’annata. La partita terminò 1-0 per il Sassuolo, gol di Nicola Sansone. Passati oltre 10 anni, il desiderio è di interrompere la striscia di insuccessi, allontanando del tutto i cattivi ricordi del passato.Â
Spalletti è certezza di risultati
Il confronto in panchina tra Di Francesco e Spalletti ha uno storico unidirezionale: il coach toscano ha battuto l’avversario 4 volte, a fronte di 3 pareggi e nessuna sconfitta. I numeri non mentono, ma i recenti incroci parlano di tre segni ‘x’ di fila, compreso il match d’andata terminato 1-1 a Torino. Lo juventino trova forza anche nelle sue apparizioni da tecnico contro il Lecce: 9 vittorie su 19 gare e l’ultimo ko che addirittura risale ad un Udinese-Lecce 3-4 del lontano gennaio 2005, in una partita di Coppa Italia.
La musica non cambia nemmeno dando uno sguardo ai traguardi ottenuti in Serie A alla fine dei vari campionati. Mister Spalletti dal 2004-05 ha garantito il piazzamento Champions praticamente sempre: la prima storica con l’Udinese, cinque volte con la Roma, due con l’Inter e due con il Napoli. La Juventus è in buone mani, per compiere i passi conclusivi non bisogna guardarsi indietro.