Spalletti-Allegri, il calcio allo specchio
Pensi a Spalletti e pensi allo Scudetto del Napoli del 2022/23, il capolavoro di Luciano che ha riportato il tricolore all'ombra del Vesuvio dopo 33 anni. Pensi ad Allegri e pensi al dominio bianconero dello scorso decennio, con cinque Scudetti consecutivi, le coppe nazionali e due Champions League sfumate proprio sul più bello, in finale.
Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri hanno legato alcune delle pagine più felici delle rispettive carriere a Napoli e Juventus. Ora, per uno scherzo del destino, si ritrovano uno di fronte all'altro, ciascuno seduto sulla panchina che ha reso grande il rivale. Un curioso gioco di specchi che, almeno per il momento, restituisce immagini piuttosto diverse da quelle a cui i due allenatori ci avevano abituato.
I precedenti: il corto muso non basta più
Sedici confronti, sei vittorie per Spalletti e cinque per Allegri. Il bilancio racconta una rivalità equilibrata, anche se il tecnico di Certaldo è storicamente uno degli avversari più ostici per Max: tra gli allenatori affrontati più volte in carriera, soltanto Antonio Conte gli ha dato maggiori grattacapi.
Fu proprio Spalletti ad aggiudicarsi il primo incrocio, nel dicembre 2008, quando la sua Roma superò in rimonta il Cagliari per 3-2, durante la stagione d'esordio di Allegri in Serie A. La prima risposta del tecnico livornese arrivò invece in Champions League, alla guida del Milan contro lo Zenit San Pietroburgo. Le altre quattro vittorie sono maturate tutte sulla panchina della Juventus, contro Roma e Inter.
L'ultimo successo di Allegri risale al 7 dicembre 2018, quando un gol di Mario Mandžukić decise Juventus-Inter 1-0. Da allora, però, i rapporti di forza si sono invertiti: Spalletti è rimasto imbattuto nei successivi sei incroci, con tre vittorie e tre pareggi. Il risultato più eclatante è il 5-1 del Napoli sulla Juventus nel gennaio 2023, l'unico confronto tra i due terminato con quattro gol di scarto. Una sconfitta che riassume anche le difficoltà più recenti di Max: negli ultimi tre precedenti, le sue squadre hanno segnato appena una rete, proprio in quella serata al Maradona.
Eppure, per lungo tempo era stato Allegri a trovare la formula vincente. Tutti e cinque i suoi successi sono arrivati con un solo gol di scarto, nel segno di quel “corto muso” diventato il manifesto della sua filosofia calcistica. Una ricetta che contro Spalletti aveva funzionato spesso, prima che il tecnico di Certaldo riuscisse a ribaltare la tendenza.
L'importanza del DNA
Lo scambio di panchine ha prodotto anche un curioso ribaltamento delle identità di gioco. Le statistiche delle prime nove giornate raccontano quasi un campionato al contrario: il calcio offensivo e spettacolare di Spalletti fatica a prendere forma dalle parti della Continassa, mentre la solidità difensiva che ha accompagnato i successi di Allegri sembra ancora lontana dal Napoli.
La Juventus ha segnato appena 11 gol, tredicesimo dato del campionato, contro i 17 del Napoli, sesto a pari merito con il Como e reduce da sette reti nelle ultime due partite. Una differenza che non dipende soltanto dalla precisione sotto porta, ma anche dalla qualità delle occasioni costruite. Gli azzurri sono infatti quarti sia per xG prodotti (18,5) sia per tiri in porta a partita (6,1), mentre i bianconeri occupano la metà bassa della graduatoria dei gol attesi, segnale di una manovra che fatica a generare opportunità realmente pericolose.
Il quadro si capovolge passando alla fase difensiva, proprio quella che storicamente rappresenta uno dei punti di forza delle squadre di Allegri. La Juventus domina la classifica degli xG concessi con appena 5,4, quasi la metà rispetto all'Inter, seconda con 10. Il Napoli è invece settimo, con 12,2 xG subiti.
La distanza tra le due squadre emerge ancora più chiaramente dal numero delle conclusioni avversarie: la Juventus è quella che ne ha concesse meno in assoluto, appena 80, mentre il Napoli è quattordicesimo con 141 tiri subiti. Numeri che descrivono un Napoli che crea molto senza aver ancora trovato la compattezza difensiva abitualmente associata al suo allenatore.
Una Juventus più accorta che offensiva, un Napoli più produttivo che impermeabile. Il paradosso è che entrambi sembrano aver ereditato qualcosa dell'identità calcistica del rivale, senza essere ancora riusciti a imprimere pienamente la propria. E così, davanti allo specchio, Spalletti e Allegri si ritrovano a fare i conti non soltanto con il passato, ma anche con le contraddizioni del loro presente.