Venezia, Frosinone e Monza: l'analisi tattica
Venezia, Frosinone e Monza: ecco le novità della nostra Serie A, tre ritorni che portano con sé storie diverse e indubbiamente molta curiosità, sia per chi ha cambiato tanto rispetto alla scorsa stagione che per chi invece ha proseguito sulla strada della continuità.
Il Venezia di Stroppa, campione della Serie BKT 2025/26
Il Venezia ha inaugurato la stagione 2026/27 superando il primo turno in rimonta contro il Modena: grande protagonista al Penzo proprio uno dei volti nuovi, l’attaccante Akor Adams, autore di due reti (fra cui quella del definitivo 3-2) e coinvolto anche in occasione del provvisorio pareggio di Yeboah. Stroppa ha schierato dal primo minuto 5 dei nuovi acquisti provenienti dal calciomercato estivo: la coppia di difensori centrali Halhal-Bella Kotchap, Hainaut come esterno destro, Sohm come centrocampista avanzato alle spalle proprio del centravanti proveniente dal Siviglia.
Analizzando le posizioni medie della prima uscita ufficiale degli arancioneroverdi, proprio la posizione di Sohm (nr. 19) merita attenzione: l’ex centrocampista fra le altre di Parma e Fiorentina ha giostrato più da rifinitore che da finalizzatore (solo un tiro tentato), toccando molti meno palloni rispetto agli altri centrocampisti ma mantenendo immacolata la sua prestazione nel raccordo con i compagni (100% di precisione con 15 passaggi riusciti nel terzo offensivo). A invadere la trequarti avversaria ci hanno pensato quindi gli altri mediani Busio (6) e Kike Perez (71), con 3 e 4 tentativi a rete rispettivamente, in un modulo che è assomigliato di più ad un 3421 che al 352 con cui i lagunari hanno vinto lo scorso campionato di Serie B.
I dati forti
Dominio del gioco e pericolosità dalle fasce: il Venezia sta provando a ripartire dalle armi che l’hanno contraddistinta nella scorsa stagione, dimostrando di non voler cambiare atteggiamento perlomeno contro le avversarie del proprio livello. Uno degli aspetti di maggior interesse per l’avvio di stagione della squadra di Stroppa sarà proprio analizzare come l’esperto allenatore, alla 4° avventura in Serie A dopo quelle con Pescara (13 panchine nel 2012/13), Crotone (24 panchine nel 2020/21) e Monza (6 panchine nel 2022/23), deciderà di affrontare un campionato da neopromossa con l’obiettivo della salvezza, evento che non si verifica in laguna dalla stagione 1998/99, con l’11° posto finale targato Walter Novellino.
Il Frosinone di Alvini, sulla scia della scorsa stagione
5° vittoria consecutiva e 16° risultato utile di fila: con il 4-1 casalingo alla Juve Stabia all’esordio in Coppa Italia, il Frosinone ha dato continuità al grande finale di stagione 2025/26, con cui i ciociari hanno blindato la promozione. L’ultimo passo falso della squadra di Alvini risale al mese di febbraio, e coincide con una sconfitta interna contro il Venezia poi campione della Serie B.
Il tecnico ex Cremonese è ripartito dalle sue certezze: un 433 estremamente focalizzato sull’asse destro del campo, dove Oyono (20) e Ghedjemis (7) hanno combinato fra loro come nessun altro dei 22 giocatori in campo (12 passaggi dal terzino destro all’esterno offensivo e 7 viceversa, per 19 relazioni complessive). Da segnalare anche la centralità di Romano Schmid (10), uno dei due nuovi acquisti – l’altro il difensore centrale Akpoguma – schierati dal 1’ contro la Juve Stabia. Per il centrocampista austriaco, partita da regista avanzato, con il record di passaggi chiave (4) registrato nei Trentaduesimi di Coppa Italia.
I dati forti
Come già sottolineato, quella destra è la fascia da cui il Frosinone riesce a creare più pericoli: dei 17 cross totali, 4 a testa per Oyono e Ghedjemis (nel solo primo tempo), ben rimpiazzato nella seconda metà di gara da Zerbin, altro nuovo arrivo in casa gialloblù, che per 5 volte è andato al traversone dalla sua zona di competenza. La formazione di Alvini ha messo in mostra le sue qualità nel gioco corale, distribuendo in modo bilanciato le conclusioni: 10 giocatori mandati al tiro, di cui 8 con 2 o 3 tiri a testa. Qualche preoccupazione in più sulla fase di non possesso: il Frosinone non ha monopolizzato il possesso del pallone, concedendo la sfera agli avversari per il 49% del tempo e subendo 17 tiri, perdendo il 60% dei duelli aerei e commettendo ben 22 falli, il dato più alto registrato nel turno dei Trentaduesimi di Coppa Italia.
Monza, la prima di Juric
Ivan Juric torna a riassaporare il clima del calcio italiano, e nella prima uscita ufficiale del suo Monza si intravede già la mano del tecnico croato. Nella netta vittoria contro l’Avellino, già archiviata nel primo tempo, l’ex allenatore – fra le altre – di Atalanta e Torino ha schierato dal primo minuto 5 nuovi innesti provenienti dal mercato nel 3421 adottato dalla squadra brianzola: Varela (9) e Forson (11) nel tridente offensivo completato da Cutrone (10), il giovane francese Ondoa (8) a centrocampo, l’esterno Mangas (7) a tutta fascia sulla sinistra e il difensore Kouadio (60), proveniente dalla Fiorentina, più bloccato sul centro-destra della linea difensiva rispetto all’omologo Carboni (44), più libero di sganciarsi e reattivo nell’innescare con continuità lo stesso Mangas.
I dati forti
Come detto, si vede già la mano di Juric: la pressione, seppur non ancora perfetta nei meccanismi e nell’intensità, anche a causa della condizione non ancora ottimale, ha dato i suoi frutti, permettendo alla squadra di subire molto poco in fase di non possesso, nonostante qualche ripartenza di troppo in alcuni frangenti. Più oliata del previsto invece la manovra offensiva, in particolare sulla trequarti dove gli interscambi posizionali fra Forson e Birindelli hanno funzionato bene, permettendo al giovane inglese di mettersi alla prova nell’uno contro uno (5 dribbling tentati nel match con l’80% di efficacia, 3° miglior giocatore nel fondamentale nel turno dei Trentaduesimi di Coppa Italia).
Grande protagonista ovviamente Varela: per lui non solo la doppietta che ha indirizzato l’incontro nel primo tempo, ma anche una buona dimostrazione di confidenza nella gestione del pallone nella relazione con i compagni (82% di precisione). Nota di merito poi per il centrocampo: il giovane francese Mout si è messo in mostra per la capacità non solo di distribuire il pallone, ma anche per la ricerca del cambio di gioco repentino con lanci lunghi (10 in totale) molto precisi e in grado di ribaltare l’inerzia dell’azione.