Centrocampisti in cattedra – I signori del gioco
Serie A Enilive

Centrocampisti in cattedra – I signori del gioco

Dimarco riscrive la storia degli assist, Nico Paz illumina il Como e McTominay domina il centrocampo del Napoli: viaggio tra i centrocampisti migliori della Serie A Enilive

L’Inter campione d’Italia e il sorprendente Como hanno avuto molto in comune: un calcio offensivo, verticale, coraggioso e soprattutto una batteria di centrocampisti capace di dominare il campionato in ogni zona del campo. La Serie A Enilive 2025/26 ha consacrato una nuova generazione di interpreti capaci di incidere in ogni fase del gioco: costruzione, pressing, inserimenti, rifinitura e gol. Dai record di Federico Dimarco alla fantasia di Nico Paz, passando per la completezza di Locatelli e l’impatto devastante di McTominay, il centrocampo è stato il vero motore della stagione.

Dimarco, il re degli assist

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Federico Dimarco si è preso tutto. Lo Scudetto con l’Inter, il premio di MVP assoluto del campionato e un posto nella storia della Serie A. L’esterno nerazzurro, trasformato da Cristian Chivu in un’arma offensiva totale, ha polverizzato il record storico di assist in Serie A portandolo a quota 18, aggiungendo anche sette reti, miglior dato personale in carriera. Nessun giocatore ha creato quanto lui: primo per passaggi chiave (85), cross tentati (320) e cross riusciti (101), Dimarco ha trasformato la fascia sinistra dell’Inter in una catena produttiva inesauribile. Dal suo mancino sono nati gol e occasioni continue per il miglior attacco del torneo.

Non solo rifinitura. Dimarco ha continuato a lasciare il segno anche sui calci piazzati: dall’inizio della scorsa stagione è il giocatore della Serie A con più gol su punizione diretta tra tutte le competizioni (tre). Una stagione totale, da regista laterale più che da semplice esterno.

Nico Paz, il talento che ha acceso il Como

Il premio di miglior centrocampista è andato invece a Nico Paz, il talento che ha illuminato il Como di Fabregas. Dodici gol e sette assist per il fantasista argentino, secondo centrocampista del torneo per partecipazioni attive dopo Dimarco. Nico Paz ha giocato una stagione da protagonista assoluto, diventando il fulcro creativo della manovra lariana: primo tra i centrocampisti per tiri totali (121), tiri in porta (46), conclusioni dalla distanza (70) e tentativi da calcio piazzato (18). Fabregas gli ha consegnato libertà assoluta negli ultimi trenta metri e il mancino dell’ex Real Madrid ha acceso il campionato con gol da fuori area (4), accelerazioni e giocate di classe pura. Dietro l’estetica, però, c’è anche sostanza. Paz ha chiuso tra i migliori del campionato anche nei contrasti vinti (69), dimostrando una dimensione fisica e agonistica che ha completato il suo salto definitivo tra i grandi.

McTominay, il gigante di Conte

Scott McTominay ha confermato di essere uno dei centrocampisti più dominanti della Serie A. Conte lo ha spostato ovunque — mezzala, mediano, trequartista, perfino ala sinistra — e lo scozzese ha risposto sempre presente, chiudendo con 10 gol e 3 assist. Nessun centrocampista ha prodotto più expected goals di lui (11.733), mentre il volume offensivo è stato da centravanti aggiunto: terzo giocatore del campionato per tiri totali (97) e secondo tra i centrocampisti per conclusioni nello specchio (32).

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McTominay è stato il simbolo del Napoli operaio e verticale di Conte: inserimenti continui, impatto fisico devastante e una presenza costante nell’area avversaria. Anche la qualità delle sue conclusioni ha fatto la differenza, come dimostrano gli Iliad Goal of the Month conquistati a ottobre e febbraio.

L’Inter dei centrocampisti: qualità, geometrie e tiri da fuori

Di fianco a un super Dimarco, l’Inter ha costruito il suo Scudetto su una mediana dominante. Calhanoglu, Barella e Zielinski hanno garantito produzione offensiva, gestione del possesso e continuità di rendimento ai massimi livelli.

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Hakan Calhanoglu ha vissuto una delle migliori stagioni della carriera: nove gol e quattro assist, ma soprattutto la miglior performance realizzativa del torneo (+4.25 tra gol segnati ed expected goals). Il turco ha trasformato in oro quasi ogni conclusione pulita: nove reti con appena 17 tiri nello specchio. Specialista assoluto dalla distanza, ha chiuso con cinque gol da fuori area, primato condiviso con il compagno Zielinski.

Il polacco è stato una delle grandi intuizioni di Chivu. Dopo un ottimo avvio, Piotr Zielinski ha alzato ulteriormente il livello nel girone di ritorno, firmando sei delle sue nove partecipazioni al gol nel solo 2026 a San Siro. Da incorniciare il missile contro la Juventus, e la splendida volè contro il Verona, premiata come Iliad Goal of the Month di Novembre.

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Nicolò Barella, invece, ha incarnato alla perfezione il concetto di centrocampista totale. Otto assist, quarto dato assoluto del campionato, ma soprattutto una quantità enorme di palloni giocati negli ultimi metri: primo per passaggi completati nell’area avversaria (109) e terzo per passaggi chiave (65). Alla qualità ha aggiunto anche efficienza offensiva, segnando tre gol con appena cinque tiri nello specchio.

Il laboratorio Como: fantasia, tecnica e pressing

Il Como di Fabregas ha avuto nei centrocampisti il proprio cuore pulsante. Dietro la stella Nico Paz, il sistema lariano ha esaltato profili tecnici e dinamici come Lucas Da Cunha, Martin Baturina e Maximo Perrone.

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Da Cunha ha completato definitivamente la trasformazione da esterno offensivo a playmaker moderno. Fabregas lo ha arretrato, affidandogli la regia della squadra, e il francese ha risposto con la miglior stagione della carriera: sei gol (quattro su rigore) e cinque assist. Mai, nelle precedenti 63 presenze nei top-5 campionati europei, aveva inciso così tanto offensivamente.

Martin Baturina, dopo un periodo iniziale di adattamento, ha acceso il suo talento nel cuore dell’inverno. Gennaio è stato il mese della consacrazione: tre gol e tre assist in quattro partite consecutive, numeri che gli sono valsi il Rising Star of the Month. Il croato ha chiuso con sei reti e tre assist, una precisione chirurgica sotto porta — sei gol con appena nove tiri nello specchio — e la seconda miglior performance realizzativa del campionato (+4.12).

Maximo Perrone è stato invece il collante del sistema Como. Geometrie, equilibrio e ritmo: quarto per passaggi completati e secondo per passaggi orizzontali dietro Locatelli, l’argentino ha aggiunto anche tre gol e quattro assist, diventando un mediano sempre più completo e versatile.

Gli altri protagonisti tra qualità, corsa e leadership

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Nikola Vlašić ha confermato di essere il baricentro offensivo del Torino. Otto gol e tre assist gli hanno permesso di eguagliare la miglior stagione della carriera in termini di partecipazioni attive, ma il dato che racconta meglio il suo impatto resta quello sulla dedizione e l’abnegazione: il croato è stato il settimo giocatore in totale tra quelli che hanno macinato più chilometri in assoluto

Rolando Mandragora ha invece trovato la definitiva maturità offensiva. Le sue 7 reti rappresentano il miglior bottino personale in Serie A e raccontano l’evoluzione di una mezzala sempre più incisiva negli ultimi trenta metri. Quattro gol da fuori area lo collocano subito dietro ai soli Calhanoglu e Zielinski tra i migliori specialisti dalla distanza del campionato.

Weston McKennie si è trasformato nel collante della Juventus, un vero tuttofare per Spalletti. Utilizzato praticamente ovunque, l’americano ha garantito equilibrio, pressione e inserimenti, chiudendo per la prima volta in carriera in doppia cifra di partecipazioni al gol nei top-5 campionati europei: cinque reti e cinque assist.

Adrien Rabiot, tornato in Serie A dopo l’esperienza marsigliese, ha preso per mano il Milan nei momenti più delicati dell’annata. 6 gol e 4 assist per il francese, spesso decisivo nelle gare bloccate grazie alla sua capacità di strappare palla al piede e occupare l’area avversaria.

I giovani centrocampisti che si sono presi la scena

Tra gli italiani, Cesare Casadei ha compiuto il definitivo salto di qualità offensivo. Sei reti, 4 delle quali di testa: solo Mateo Pellegrino ha fatto meglio nel fondamentale aereo. Inserimenti continui, presenza fisica e freddezza in area hanno reso il classe 2003 una delle rivelazioni più promettenti della stagione granata.

Ottimo campionato anche per Artur Atta: 5 gol e 3 assist per il giovane francese dell’Udinese, autore anche della sua prima doppietta in Serie A. Tra i centrocampisti con almeno una marcatura multipla, soltanto Nico Paz è più giovane di lui.

Nel Sassuolo ha brillato invece Ismaël Koné, mezzala moderna di corsa e inserimento. Sei reti per il canadese, un bottino raggiunto in passato tra i centrocampisti neroverdi soltanto da profili offensivi come Traoré e Frattesi.

Costruttori e distruttori

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Il calcio moderno chiede ai centrocampisti di fare tutto: costruire, recuperare palloni, verticalizzare e occupare spazi. Nessuno ha interpretato meglio questo ruolo di Manuel Locatelli. Il capitano della Juventus è stato il regista totale del campionato: primo per media di passaggi in avanti dalla metà campo offensiva (19.9), terzo per contrasti vinti (77) e terzo anche per passaggi completati nell’area avversaria (103). Numeri che raccontano un giocatore presente con efficacia tanto in costruzione quanto in interdizione.

Bryan Cristante e Luka Modric hanno completato il podio dei grandi costruttori di gioco. Il croato, in particolare, ha brillato per visione offensiva: nessuno ha servito più second assist di lui (cinque), il dato che fotografa meglio la sua capacità di leggere il calcio qualche secondo prima degli altri.

Morten Frendrup si è confermato invece il re dei contrasti per il terzo anno consecutivo, con 84 duelli vinti. Sorprendente il secondo posto di Pierotti (82), utilizzato da Di Francesco come quinto aggiunto in fase difensiva nel Lecce.

Alexis Saelemaekers ha invece acceso il campionato con il dribbling: secondo per tentativi riusciti (121) e quinto per passaggi nell’area avversaria (83).

Infine Ylber Ramadani, il metronomo silenzioso del Lecce. Il mediano albanese ha guidato la pressione salentina leggendo linee di passaggio e coprendo spazi con intelligenza, risultando il migliore in assoluto per intercetti (193), chiudendo il campionato anche tra i giocatori che hanno corso di più insieme a Cristante e Frendrup.