De Roon, una bandiera nella storia dell’Atalanta
Certe storie vanno oltre i numeri, ma a volte sono proprio i numeri a renderle eterne. Nella sfida contro l’Hellas Verona, Marten de Roon è entrato definitivamente nella leggenda dell’Atalanta: con 436 presenze complessive, il centrocampista olandese è diventato il giocatore con più apparizioni nella storia del club, superando lo storico capitano Gianpaolo Bellini, fermo a 435. Un traguardo che racconta non solo la longevità e l’affidabilità del capitano nerazzurro, ma anche l’evoluzione stessa della squadra che lo ha portato così in alto grazie anche a un contesto con competizioni europee, un calendario più fitto e una dimensione ormai internazionale che ha ampliato i confini del club bergamasco.
Dall’Olanda a Bergamo per unirsi alla rivoluzione
Arrivato nel 2015 dall’Heerenveen per volontà di Giovanni Sartori, De Roon si è imposto fin da subito sotto la guida di Edy Reja come punto fermo, chiudendo la sua prima stagione da primatista di presenze. Dopo una parentesi in Premier League con il Middlesbrough, il ritorno a Bergamo nel 2017 ha coinciso con l’inizio della rivoluzione targata Gian Piero Gasperini. Quasi dieci anni dopo, De Roon è il volto più riconoscibile di quel cambiamento. Alle sue spalle, oltre a Bellini, nella classifica all-time del club orobico figurano nomi che raccontano epoche diverse della storia atalantina: Mario Pašalić (335), ancora suo compagno di squadra, Valter Bonacina (331), centrocampista bergamasco in maglia nerazzurra tra il 1986 e il 1999, e Berat Djimsiti (326).
Un passaggio di consegne che diventa anche una staffetta generazionale: Bonacina lascia il testimone a Bellini, che lo passa idealmente a De Roon, il quale esordisce proprio nell’ultima stagione dello storico capitano. Con una differenza significativa: se i suoi predecessori erano figli di Bergamo, De Roon è un “bergamasco adottivo”, simbolo di un’Atalanta sempre meno provinciale e sempre più europea.
Il leader dell’Atalanta europea
Il record di presenze si intreccia con il periodo più ambizioso e vincente della storia nerazzurra. De Roon è stato protagonista in tutte le tappe della crescita europea del club: 73 presenze nelle competizioni UEFA, dalle prime esperienze continentali fino alle notti di Champions League e al coronamento dell’era Gasperini con la vittoria dell’Europa League 2023/24 contro il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso. Un percorso che ha trasformato l’Atalanta squadra votata alla salvezza a modello di competitività e innovazione nel calcio europeo. E De Roon, più di chiunque altro, ne è stato il filo conduttore.
La "Diga" di Bergamo: identità e appartenenza
Se i numeri raccontano la grandezza, è l’identità a spiegare il legame. De Roon è soprannominato “la Diga” dai suoi tifosi non per caso: in campo incarna perfettamente il DNA bergamasco. Lavoro, sacrificio, disciplina tattica e totale dedizione alla squadra. Mai sopra le righe, sempre al servizio del collettivo. La sua parabola ricorda quella di un’altra icona straniera della Dea, lo svedese Glenn Strömberg, anche lui arrivato dal Nord Europa e diventato una bandiera. Due epoche diverse, ma una medesima capacità di interpretare lo spirito del club e della città lo legano al "capitano dei capitani" (come è soprannominato Strömberg).
Una bandiera nel calcio moderno
In un’epoca in cui le carriere lunghe in un unico club sono sempre più rare, De Roon entra di diritto tra le grandi bandiere della Serie A, trovando posto nell’élite degli stranieri ad aver collezionato così tante presenze con una sola squadra, come Javier Zanetti (615) e Samir Handanović (380) con l’Inter, Marek Hamšík (408) col Napoli e Stephan Radu (349) con la Lazio. Un club esclusivo che certifica la grandezza e la continuità di Marten ai massimi livelli.
Nato il 29 marzo 1991, a 34 anni De Roon è più che mai il punto di riferimento della squadra. Nel corso degli anni ha condiviso il centrocampo con profili diversi – da Migliaccio a Cigarini, da Cristante a Pašalić fino a Ederson – ma il legame più iconico resta quello con Remo Freuler, compagno inseparabile con cui ha condiviso fianco a fianco ogni passaggio nella crescita dell’Atalanta, da Reja a Gasperini. Oggi, sotto la guida di Raffaele Palladino, continua a guidare la squadra con la stessa autorevolezza. Il suo ruolo va oltre il campo: è il custode di un’identità, il ponte tra passato e futuro, alla ricerca di nuovo testimone a cui affidare la fiaccola eterna della Dea.