Fiorentina-Juve, la sfida dei ragazzi del 2007
Fiorentina-Juventus al Franchi non è mai una partita come le altre. Antichi dissapori, controversie più recenti e una rivalità campanilistica profondamente radicata alimentano la passione che accompagna lo scontro tra viola e bianconeri. Per i gigliati, in particolare, la sfida alla Vecchia Signora porta con sé stimoli aggiuntivi, come dimostrano gli ultimi quattro confronti diretti, dai quali i toscani sono usciti imbattuti, con due vittorie e altrettanti pareggi.
Al Franchi, nel marzo 2025, arrivò un rotondo 3-0, una sconfitta talmente pesante da costare la panchina a Thiago Motta. Nella scorsa stagione, particolarmente complicata per la Fiorentina, i due appuntamenti con la Juventus hanno invece rappresentato altrettante scosse emotive per l'ambiente viola, fino al successo esterno dello Stadium del 17 maggio che ha spento le ambizioni europee dei bianconeri.
Vanoli proverà a fare leva ancora una volta alla magia di Fiorentina-Juventus per dare continuità alla vittoria contro il Sassuolo e trascinare i suoi fuori dalle sabbie mobili della lotta salvezza. Spalletti, al contrario, vuole spezzare l'incantesimo e sfruttare un successo al Franchi per dare un'ulteriore iniezione di entusiasmo e fiducia all'ambiente bianconero.
I riflettori si accendono anche su due protagonisti che quella storia hanno appena cominciato a scriverla. Franco Mastantuono e Kerim Alajbegović, due dei talenti più interessanti della nuova generazione, sono pronti a incrociare le proprie traiettorie sul prato del Franchi.
Due talenti, due percorsi
14 agosto 2007, Franco Mastantuono. 21 settembre 2007, Kerim Alajbegović. Poco più di un mese li separa all'anagrafe e domenica sera, sul campo, potrebbero ritrovarsi divisi soltanto dalla linea di metà campo. L'argentino parte largo a sinistra nell'attacco della Fiorentina, mentre il bosniaco gravita sulla fascia destra della Juventus: due posizioni speculari che promettono di trasformare il confronto a distanza in un duello ravvicinato. Entrambi sono tra gli interpreti più fantasiosi e imprevedibili degli attacchi delle rispettive squadre, ma a dispetto dell'età stanno attraversando fasi differenti del proprio percorso di crescita.
Mastantuono ha già alle spalle un'esperienza nel calcio europeo di vertice con il Real Madrid, oltre alle presenze accumulate nel campionato argentino. A Firenze si è imposto rapidamente come un punto fermo della formazione di Vanoli, che gli ha affidato un ruolo centrale nella manovra offensiva. Per Alajbegović, invece, quella bianconera è la prima vera esperienza in un grande club europeo. Spalletti ne sta gestendo l'inserimento con maggiore gradualità, anche se l'infortunio di Yıldız gli ha spalancato le porte della Serie A, offrendogli l'opportunità di mettere in mostra le proprie qualità.
Una differenza di responsabilità e impiego che emerge chiaramente dal minutaggio: 789 minuti in campionato per Mastantuono, 437 per Alajbegović. L'argentino ha avuto quasi il doppio del tempo per incidere e ha già realizzato quattro gol, mentre il bosniaco ha contribuito con una rete e un assist. Ma è andando oltre il tabellino che emergono le caratteristiche, le affinità e soprattutto le differenze tra i due.
Il dribbling e il gusto per il gol
Mastantuono è uno dei giocatori più intraprendenti dell'intera Serie A Enilive. Nessuno ha effettuato più tocchi nell'area avversaria (70) o cercato più dribbling (56) del fantasista viola, che occupa inoltre il secondo posto per conclusioni (38) e il terzo per dribbling riusciti (21). Una partecipazione offensiva continua, che racconta quanto la Fiorentina si affidi alle sue iniziative per creare superiorità e arrivare alla conclusione.
Alajbegović ha tentato meno dribbling, ma con una percentuale di riuscita superiore: nove riusciti su 18 tentativi (50%), contro il circa 37,5% di efficacia dell'argentino. Un primo indizio di due modi differenti di interpretare il ruolo: Mastantuono cerca il dribbling con maggiore insistenza, mentre Alajbegović sembra più selettivo nelle proprie iniziative individuali.
La propensione al tiro, invece, li accomuna. Entrambi figurano tra gli esterni offensivi che concludono più frequentemente verso la porta avversaria. Mastantuono guida la graduatoria di ruolo con 4,3 tiri ogni 90 minuti, mentre Alajbegović è quinto con 3,9. Il bosniaco riesce però a indirizzare leggermente più conclusioni nello specchio: 1,4 ogni 90 minuti contro 1,3, pur cercando la porta meno spesso. A cambiare è soprattutto la zona dalla quale scelgono di colpire. Mastantuono ha effettuato 24 dei suoi 38 tiri dall'interno dell'area di rigore, sfruttando la capacità di attaccare gli spazi e avvicinarsi alla porta. Alajbegović predilige invece le conclusioni dalla distanza: 13 dei suoi 19 tentativi sono arrivati da fuori area.
Due interpretazioni diverse del talento offensivo, accomunate dalla fiducia nei propri mezzi. L'argentino, mancino naturale nel solco della grande tradizione dei crack sudamericani, cerca spesso di costruirsi lo spazio per calciare. Il bosniaco predilige il destro, ma ha già dimostrato di possedere qualità balistiche anche con il piede opposto. Vedere per credere lo straordinario mancino con cui ha sbloccato Juventus-Napoli.
Fantasia e sacrificio, due ruoli da interpretare
Le differenze non si esauriscono nella scelta della conclusione. Le richieste degli allenatori e la diversa collocazione nei rispettivi sistemi di gioco incidono anche sul modo in cui i due giovani partecipano alla manovra.
Mastantuono è già uno dei principali riferimenti offensivi della Fiorentina. Tocca molti palloni, partecipa alla costruzione e cerca con insistenza la giocata, attirando inevitabilmente le attenzioni delle difese avversarie. Non sorprende, dunque, che abbia subito 21 contrasti contro i soli tre di Alajbegović, né che abbia perso più palloni: 27 contro sette. Numeri che vanno letti anche alla luce del diverso coinvolgimento e del maggior numero di minuti disputati, oltre che della propensione dell'argentino a prendersi rischi.
Il bosniaco, dal canto suo, si distingue per un contributo meno appariscente ma particolarmente prezioso nel sistema di Spalletti: la partecipazione alla pressione offensiva. Con 1,4 palloni recuperati nella trequarti avversaria ogni 90 minuti, Alajbegović è terzo tra gli esterni offensivi del campionato, più del doppio rispetto allo 0,6 di Mastantuono. Un dato che racconta la disponibilità del giovane juventino a lavorare anche senza pallone e ad accompagnare l'aggressività collettiva della squadra.
Da una parte un talento già investito di grandi responsabilità nella costruzione offensiva, dall'altra un esterno che sta imparando a mettere le proprie qualità al servizio di un sistema più strutturato.
Al Franchi, Mastantuono e Alajbegović avranno l'occasione di dimostrare che, anche in una sfida dal peso specifico così elevato, il talento può trovare strade diverse per imporsi. E chissà che a decidere una partita segnata da tanta storia e aspettative non sia proprio la spensieratezza di chi ha ancora tutto da conquistare.