Gli allenatori della Serie A Enilive 2026/27
La Serie A Enilive si prepara ad alzare il sipario sulla stagione 2026/27 con uno dei parchi allenatori più giovani e variegati degli ultimi anni. L’annata appena conclusa ha consacrato una nuova generazione di tecnici: da Pisacane a Cuesta, passando per Cesc Fàbregas fino a Cristian Chivu, protagonista di un successo destinato a entrare negli annali. Dopo essersi fatto le ossa a Parma, alla prima stagione completa in Serie A Enilive il tecnico romeno ha condotto l’Inter allo Scudetto, diventando il primo allenatore straniero a vincere il titolo dai tempi di José Mourinho e conquistando il premio Philadelphia Coach of the Season.
L’allenatore dell’Inter ha riscritto le regole d’ingaggio per gli allenatori nel nostro campionato, mandando un segnale a tutto il movimento: la valorizzazione dei percorsi interni, delle idee innovative e di una chiara identità tecnica può trasformarsi in un vantaggio competitivo. Anche la prossima Serie A si annuncia come un campionato all’insegna del cambiamento e dell’adattamento alle nuove tendenze del calcio: undici allenatori su venti hanno meno di 50 anni, tre non hanno ancora compiuto 40 anni e soltanto tre hanno superato quota sessanta. Sul piano della provenienza, prevale ancora la scuola italiana con 14 tecnici, ma cresce la presenza internazionale, rappresentata da sei allenatori stranieri, tra cui due spagnoli.
Rispetto alla scorsa stagione, nove squadre hanno cambiato guida tecnica (Monza compreso), mentre le novità assolute sono quattro: Domenico Tedesco, Rúben Amorim, Alberto Aquilani e Ignazio Abate.
Le conferme: continuità e identità
Sono undici gli allenatori che proseguiranno il lavoro iniziato nella scorsa stagione. Restano al proprio posto Fabio Pisacane a Cagliari, Cesc Fàbregas al Como, Daniele De Rossi al Genoa, Cristian Chivu all’Inter, Luciano Spalletti alla Juventus, Eusebio Di Francesco al Lecce, Carlos Cuesta al Parma, Gian Piero Gasperini alla Roma e Kosta Runjaić all’Udinese, ai quali si aggiungono i tecnici delle neopromosse Frosinone e Venezia.
Le neopromosse e la sfida della permanenza
Massimiliano Alvini si presenta in Serie A con il Frosinone dopo aver riportato i ciociari nella massima serie grazie a un calcio organizzato e riconoscibile. Per il tecnico toscano, 56 anni, sarà la seconda esperienza nel massimo campionato dopo la parentesi alla Cremonese nel 2022/23, conclusa con l'esonero dopo 18 partite, con sette pareggi e undici sconfitte. Alle spalle ha oltre venticinque anni di carriera, iniziata nei dilettanti e proseguita coi professionisti tra Serie C - con il primo grande risultato rappresentato dalla promozione in Serie B della Reggiana nel 2019/20 - e cadetteria. La missione è chiara: centrare quella salvezza che il Frosinone non è mai riuscito a conquistare nelle sue tre precedenti partecipazioni alla Serie A.
Percorso diverso ma obiettivo simile per Giovanni Stroppa. Il tecnico lombardo, 58 anni, torna in Serie A dopo aver ottenuto con il Venezia la quarta promozione dalla B della propria carriera. Specialista assoluto della categoria cadetta, ha già guidato Pescara, Crotone e Monza nel massimo campionato senza mai riuscire a completare una stagione. Venezia rappresenta una nuova occasione per sfatare il tabù personale e, al tempo stesso, interrompere la serie di due retrocessioni consecutive che ha accompagnato le ultime apparizioni dei lagunari in Serie A.
Tutti gli altri club hanno invece cambiato allenatore.
Sarri all’Atalanta: esperienza per ripartire
Tra i cambi più significativi dell’estate spicca quello dell’Atalanta. Salutato Raffaele Palladino, la società bergamasca ha affidato la panchina a Maurizio Sarri.
Per il tecnico toscano si tratta della quinta esperienza diversa in Serie A dopo Empoli, Napoli, Juventus e Lazio. Reduce dal nono posto e dalla finale di Coppa Italia persa nella scorsa stagione, Sarri porta in dote oltre 600 punti conquistati nel massimo campionato e uno Scudetto in bacheca. A 67 anni è chiamato a rilanciare le ambizioni europee della Dea e a riportarla stabilmente nelle zone alte della classifica.
Tedesco e Amorim: il fascino internazionale
Tra le scelte più intriganti dell’estate ci sono quelle di Bologna e Milan, che hanno deciso di guardare oltre i confini italiani.
Il Bologna ha affidato il post Vincenzo Italiano a Domenico Tedesco. Una scelta coraggiosa verso un profilo estero ma al tempo stesso familiare, giovane e di prospettiva, ma con già una solida esperienza internazionale. Cresciuto in Germania in una famiglia italiana originaria della provincia di Cosenza, il quarantenne allenatore porta con sé un percorso di alto livello tra Schalke 04, Spartak Mosca, RB Lipsia e Fenerbahçe, oltre alla parentesi da commissario tecnico del Belgio tra il 2023 e il 2025, con la partecipazione agli Europei 2024 e all’ultima Nations League. Nel suo curriculum figurano una Coppa di Germania, una Supercoppa di Turchia e numerose panchine nelle competizioni UEFA. Bologna sarà il suo debutto assoluto in Serie A, il campionato che ha sempre seguito e amato fin da bambino.
Il Milan ha invece scelto Rúben Amorim per guidare la nuova fase del progetto rossonero. A 41 anni, dopo le esperienze con Sporting Lisbona e Manchester United, il tecnico portoghese rappresenta uno dei profili più stuzzicanti del panorama europeo. Una decisione che conferma la volontà del club di puntare su un allenatore già affermato a livello internazionale ma ancora nel pieno della propria crescita professionale.
Gattuso e Juric: ritorni con obiettivi diversi
Gennaro Gattuso, 48 anni, è il nome scelto dalla Lazio per sostituire l’uscente Maurizio Sarri. Una decisione che punta sulla voglia di rilancio dell’ex commissario tecnico della Nazionale, reduce dalla delusione dei playoff mondiali. Per “Ringhio” si tratta di un ritorno in Serie A a cinque anni dall’ultima esperienza. In precedenza aveva guidato Milan e Napoli: in entrambi i casi è subentrato a stagione in corso e poi ha iniziato la stagione successiva dall’inizio, chiudendola sempre al quinto posto, sfiorando l’accesso alla Champions League proprio all’ultima giornata. Nel mezzo sono arrivate le esperienze internazionali con Valencia, Marsiglia e Hajduk Spalato. Alla Lazio ritrova una piazza esigente, ma anche l’occasione per rimettersi immediatamente in gioco ai massimi livelli.
Il Monza ha salutato Paolo Bianco dopo la promozione conquistata attraverso i playoff e, per la sua quarta partecipazione alla Serie A, ha deciso di affidarsi all’esperienza di Ivan Jurić. Il tecnico croato, 50 anni, cerca riscatto dopo le ultime parentesi con Roma, Southampton e Atalanta, tutte concluse anzitempo. La sua reputazione nel campionato italiano si è però costruita soprattutto attraverso il lavoro svolto tra Verona e Torino. Con gli scaligeri e con i granata, in particolare, ha garantito continuità di rendimento e identità di gioco, chiudendo tre volte al decimo posto e due al nono. Proprio quella dimensione di solida tranquillità rappresenta oggi l’obiettivo del club brianzolo, chiamato prima di tutto a consolidare la categoria. Per Jurić sarà la sesta panchina diversa in Serie A.
Nuove avventure per Grosso e Allegri
Fabio Grosso, 48 anni, ha chiuso nel migliore dei modi un biennio da incorniciare alla guida del Sassuolo. Prima la promozione immediata in Serie A, poi un undicesimo posto ottenuto al termine di una stagione vissuta sempre lontano dalle zone calde della classifica. Un percorso che gli è valso il salto in una piazza ambiziosa come Firenze. La Fiorentina lo ha individuato come il profilo ideale per rilanciare il progetto viola dopo un’annata al di sotto delle aspettative e riportare il club a occupare stabilmente le posizioni europee.
Massimiliano Allegri torna immediatamente in pista e lo fa accettando la proposta del Napoli, deciso a pescare un nome di spessore per il post-Conte. Dopo la conclusione della sua seconda esperienza al Milan, il tecnico livornese riparte da una delle piazze più ambiziose del campionato. Per lui sarà la sedicesima stagione da allenatore in Serie A, competizione nella quale figura tra i tecnici più vincenti e presenti di sempre. Il Napoli diventa la quinta squadra della sua carriera e solamente la seconda dopo il Cagliari di cui è stato anche giocatore: infatti vestì per una breve parentesi proprio la maglia azzurra nella stagione 1997/98.
Aquilani e Abate, la nuova generazione
Il Sassuolo inaugura un nuovo ciclo nel segno della continuità con la propria identità. Dopo il biennio di Fabio Grosso, il club neroverde ha scelto ancora una volta un profilo giovane, italiano e orientato alla valorizzazione del talento. Alberto Aquilani, 41 anni, sbarca in Emilia forte dei risultati maturati in Serie B. Ex centrocampista di Roma e Fiorentina, e per una breve parentesi anche giocatore del Sassuolo nel 2017, Aquilani porta con sé una profonda conoscenza del calcio giovanile maturata alla guida della Primavera viola, un’esperienza arricchita da numerosi successi nelle competizioni di categoria. Le sue prime due avventure tra i professionisti raccontano un percorso di crescita costante: il 13° posto ottenuto con il Pisa ha rappresentato una fase di apprendistato, mentre il successivo ciclo a Catanzaro lo ha consacrato tra i tecnici emergenti più interessanti del panorama italiano, portando i calabresi fino alla finale playoff e a un passo dalla Serie A. Con “le aquile” ha trovato equilibrio e risultati attraverso il 3-4-2-1, ma la flessibilità tattica è un principio irrinunciabile per Aquilani, che potrebbe confermare lo storico assetto a quattro della difesa neroverde.
Più giovane di Aquilani, e anche lui reduce da una sorprendente cavalcata playoff interrotta dal Monza, Ignazio Abate si presenta sulla panchina del Torino a soli 39 anni. La sua crescita da allenatore è stata rapida. Dopo gli ottimi risultati con la Primavera del Milan, culminati con la finale di Youth League, Abate ha esordito tra i professionisti alla Ternana, portando la squadra al secondo posto in Serie C prima dell’esonero arrivato a quattro giornate dalla fine, con una percentuale di vittorie del 60%. Il passaggio in Serie B ha confermato le sue qualità: a Castellammare di Stabia ha costruito una squadra dinamica, aggressiva e capace di valorizzare diversi giovani, conducendo le Vespe fino al settimo posto e alla semifinale playoff. Ora il Torino, piazza che conosce bene avendoci giocato da calciatore, rappresenta per lui una nuova sfida: portare entusiasmo e ambizione a un ambiente che sogna di tornare a crescere.