Scozzesi in Serie A: storia di una colonia in crescita
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Scozzesi in Serie A: storia di una colonia in crescita

La Scozia nel calcio italiano: una storia che parte dai primi “pionieri”, arriva a McTominay (e non solo) e ha nel 2025/26 il suo anno d’oro

Soltanto 13 calciatori scozzesi hanno giocato nella storia della Serie A. Eppure oggi ben 7 militano nel nostro campionato. Un dato che fotografa un momento storico: la crescita del peso della Scozia in Italia procede di pari passo con l’ascesa del suo movimento calcistico, culminata con la qualificazione ai Mondiali dello scorso autunno, a 28 anni dall’ultima partecipazione. Un traguardo raggiunto anche grazie agli alfieri impegnati in Serie A.

La tradizione dei giocatori provenienti dal Regno Unito nel massimo campionato italiano è antica ma numericamente contenuta: 50 inglesi, 13 scozzesi, quattro gallesi e nessuno dall’Irlanda del Nord. In questo scenario, la Scozia è oggi la seconda rappresentativa Made in UK per presenze in Serie A, anche nella stagione in corso, con 7 esponenti contro gli 11 dell’Inghilterra.

La nuova generazione di scozzesi protagonisti in Serie A: tra titoli e premi individuali

Da Scott McTominay a Billy Gilmour, da Lewis Ferguson a Che Adams, fino ai più giovani Lennon Miller, Josh Doig e Kieron Bowie: una pattuglia nutrita e sempre più rumorosa.

Mai così tanti, dunque, i protagonisti scozzesi in Serie Aai così tanta attenzione su di loro a pochi mesi dal Mondiale.

Il capofila è senza dubbio Scott McTominay. L’ex Manchester United è diventato in tempo zero uno dei leader del Napoli Campione d’Italia e MVP della Serie A Enilive 2024/25, grazie a un impatto devastante: 12 gol e 6 assist nella stagione dello Scudetto.

Dopo essere stato protagonista del ritorno della Scozia ai Mondiali e candidato al Pallone d’Oro, non ha abbassato il livello delle sue prestazioni in maglia azzurra: 10 gol e 4 assist in 34 presenze stagionali tra tutte le competizioni confermano il suo peso specifico. In nazionale conta già 14 reti in 67 partite, numeri che lo proiettano nella top 10 marcatori all-time scozzesi. Leadership tecnica, fisica e carismatica: McTominay – chiamato affettuosamente “McFratm” in città - è il simbolo della nuova Scozia che parla italiano.

Leader tecnico e morale del Bologna, Lewis Ferguson ha conquistato la piazza rossoblù fino a diventarne capitano in assenza di De Silvestri. Alla quarta stagione in Emilia, è stato un pilastro del sistema di Thiago Motta e ha saputo adattarsi alla rivoluzione di Italiano, mantenendo centralità nel progetto nonostante il grave infortunio.

La lesione del legamento crociato dell’aprile 2024 ne ha condizionato l’efficacia sotto porta: dalle 13 reti nei primi due anni è passato alle sole due nel biennio successivo. Le difficoltà non ne hanno intaccato leadership e spirito di guida. Da capitano ha condotto il Bologna alla vittoria della Coppa Italia e alla qualificazione europea, ritagliandosi un posto speciale nella storia del club.

A 29 anni, Che Adams è il punto di riferimento offensivo della nazionale di Steve Clarke: 45 presenze e 11 reti nell’ultimo quinquennio. Dopo cinque stagioni prolifiche al Southampton, ha scelto di sposare la causa del Torino, facendosi apprezzare per le qualità da centravanti d’area e lo spiccato fiuto del gol: 10 reti nella prima stagione in granata, 6 tra campionato e coppa in quella corrente.

Cresciuto tra Rangers e Chelsea, con esperienze a Norwich e Brighton, Billy Gilmour è stato limitato dagli infortuni ma resta una pedina preziosa del Napoli. In campo e fuori, forma con McTominay un asse scozzese diventato rapidamente amatissimo dai tifosi partenopei.

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I giovani: Miller, Doig e Bowie

Tra i prospetti più interessanti spicca Lennon Miller, 19 anni, cresciuto nel Motherwell. Arrivato all’Udinese come oggetto misterioso, ha segnato al Palermo in Coppa Italia in estate prima di restare ai margini del progetto. Nel 2026 Runjaic lo ha ripescato affidandogli una maglia da titolare. Centrocampista moderno, con ampi margini di crescita, vanta già quattro presenze con la Scozia.

Josh Doig, 23 anni, terzino di spinta oggi in forza al Sassuolo dopo l’esperienza al Verona, ha già disputato 65 gare in Serie A, confermandosi profilo affidabile e continuo per le squadre della parte destra della classifica.

Kieron Bowie, 23 anni, è arrivato al Verona nel mercato di gennaio dopo una prima parte di stagione da 8 reti con l’Hibernian nel campionato scozzese. Ha già raccolto due presenze con l’Hellas, procurandosi il rigore trasformato da Harroui nell’ultima sfida col Parma. Vanta anche due presenze in nazionale maggiore.

Il primato di longevità: Henderson e la rincorsa di Ferguson

Il più longevo scozzese nel calcio italiano resta Liam Henderson. Classe ’96, ex Celtic, ha vestito le maglie di sei club italiani tra Serie A e Serie B, collezionando 104 presenze in massima serie, quasi tutte con l’Empoli. Oggi milita nella Sampdoria in cadetteria. Il suo record in Serie A è però nel mirino di Ferguson, già a quota 97 presenze e con ancora 13 giornate alla fine del torneo in corso: il sorpasso sembra essere solo questione di tempo.

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I pionieri scozzesi in Italia: tra Palloni d’Oro e Coppe Campioni

Gli scozzesi in Serie A non sono stati molti, ma spesso personaggi iconici.

L’eccentrico Graeme Souness, leggenda dei “Reds” tre volte vincitore della Coppa dei Campioni con il Liverpool di Bob Paisley tra fine anni ’70 e inizio ’80, visse un biennio italiano alla Sampdoria a metà anni ’80. Conosciuto come “Charlie Champagne” per la passione per la bella vita, realizzò otto gol in 56 presenze di campionato e, nel 1985, condusse i blucerchiati alla conquista della Coppa Italia, il primo grande trofeo nella bacheca del club, con tanto di gol in finale.

Considerato uno dei più grandi scozzesi di sempre, Denis Law è il miglior marcatore all-time della nazionale e leggenda del Manchester United, con cui vinse la prima Coppa dei Campioni del club e il Pallone d’Oro nel 1964. Due anni prima, però, aveva giocato nel Torino dopo l’esperienza al Manchester City: una sola stagione in granata, ma impreziosita da 10 gol.

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Iconico anche Joe Jordan, detto “Lo Squalo”, attaccante dominante nel gioco aereo arrivato al Milan a inizio anni ’80. In rossonero visse una prima stagione drammatica, con solo 2 gol a referto e una dolorosa retrocessione, ma rimase in Serie B la stagione successiva contribuendo con 10 reti all’immediata promozione del Diavolo. Chiuse con un’ultima stagione in A al Verona. Indimenticabile anche il duro faccia a faccia con Gattuso nel finale di un Milan-Tottenham di Champions League, quando Jordan era assistente dell’allenatore Redknapp.

Negli ultimi anni hanno lasciato il segno anche Aaron Hickey, terzino destro con 47 presenze e 5 gol col Bologna tra 2020 e 2022, e Jack Hendry, 4 presenze con la Cremonese nel 2023.

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Verso il Mondiale: la Scozia parla sempre più italiano

Oggi la Scozia vive una fase d’oro nel calcio italiano. Sette giocatori in Serie A, ruoli chiave, leadership, gol pesanti, trofei conquistati. Un contingente mai così numeroso e influente, pronto a completare al meglio la stagione per presentarsi in estate negli Stati Uniti da protagonista in un Mondiale per loro già storico.