Spalletti-Gattuso, gli ex CT si ritrovano allo Stadium
Gennaro Gattuso e Luciano Spalletti si ritrovano uno di fronte all'altro nel big match di domenica, partendo da una situazione che pochi avrebbero immaginato alla vigilia del campionato. Dopo sei giornate, la Lazio di Ringhio guarda tutti dall'alto, appaiata all'Inter in vetta alla classifica e con cinque lunghezze di vantaggio sulla Juventus. Una distanza che racconta due avvii di stagione differenti, ma che passa quasi in secondo piano di fronte a ciò che accomuna i due allenatori.
C'è infatti un filo che unisce le loro esperienze, ben più profondo della classifica, e che si potrebbe riassumere in un motto: allenare per dimenticare. Entrambi sono tornati al calcio di club dopo aver visto naufragare il proprio progetto con la Nazionale. Spalletti e Gattuso sono stati gli ultimi due commissari tecnici dell'Italia prima dell'attuale CT Roberto Mancini, succedendosi sulla panchina azzurra in uno dei periodi più complicati della storia recente del nostro calcio.
Spalletti aveva raccolto un'eredità pesante, ma il suo percorso si era arenato tra l'eliminazione agli ottavi di Euro 2024 e un avvio difficile nelle qualificazioni mondiali. Gattuso, chiamato a raccoglierne il testimone, aveva provato a riaccendere le speranze di un Paese intero, prima che la notte di Zenica, in Bosnia, spegnesse ancora una volta il sogno mondiale dell'Italia.
Due delusioni profonde, vissute da uomini che nella maglia azzurra avevano riposto ambizioni diverse ma altrettanto importanti. Per Spalletti, la Nazionale rappresentava il possibile coronamento di quasi trent'anni di carriera sulle panchine dei club; per Gattuso, l'occasione di rilanciare e consacrare un percorso da allenatore che, dopo gli inizi promettenti, aveva conosciuto anche momenti difficili. Diciannove anni li separano all'anagrafe, abbastanza perché, quando Ringhio faceva il suo esordio in Serie A con il Perugia, Spalletti stesse già lavorando alla promozione dell’Empoli nella massima categoria.
La loro storia comune, però, comincia ben prima dell'esperienza in Nazionale. E affonda le radici in un calcio nel quale uno dei due era ancora un giovane centrocampista, mentre l'altro cercava di farsi strada in panchina.
Da Marassi alla Madonnina: tutti gli incroci
Il primo incontro risale a Sampdoria-Salernitana dell’8 novembre del 1998, a Marassi, con un giovane Luciano Spalletti sulla panchina blucerchiata e Gattuso in campo con la maglia amaranto. Da quel momento, negli incroci successivi tra i due, cambieranno le squadre allenate dal tecnico toscano, ma non i colori indossati da Ringhio: dopo l'esperienza a Salerno, in Italia vestirà soltanto il rossonero del Milan.
Ed è proprio sulla panchina del Milan che Gattuso ritroverà Spalletti, questa volta da collega e avversario. Quattro confronti diretti, tutti nel Derby della Madonnina, con il peso della rivalità cittadina a fare da cornice.
Il primo sorriso è di Ringhio. Nei quarti di finale della Coppa Italia 2017/18, il Milan supera l'Inter grazie a un gol nei supplementari di Patrick Cutrone, prodotto del vivaio rossonero valorizzato proprio da Gattuso. Il successivo derby di campionato termina invece 0-0. La stagione seguente cambia tutto. È Spalletti a prendersi la rivincita, vincendo entrambi i derby di Serie A in una corsa al quarto posto che vede le due milanesi contendersi fino all'ultimo un piazzamento in Champions League. All'andata decide Mauro Icardi, al ritorno è già il momento di Lautaro Martínez, protagonista nel successo nerazzurro per 3-2.
Dopo le sfide vissute lungo il Naviglio, il confronto si sposta ora a Torino. Sono cambiati i colori, le ambizioni e soprattutto il bagaglio di esperienze. Ma quello tra Spalletti e Gattuso è anche l'ultimo capitolo di una storia molto più lunga, che attraversa oltre un secolo di calcio italiano.
Ex CT contro ex CT: una storia lunga oltre un secolo
Quello tra Gattuso e Spalletti non è dunque un caso isolato. La storia della Serie A è attraversata da confronti tra allenatori che, in momenti diversi, hanno avuto la responsabilità di guidare gli Azzurri. Una tradizione che precede persino la nascita del campionato a girone unico.
Bisogna tornare al 2 maggio 1915, quando il Torino di Vittorio Pozzo travolse 6-1 il Genoa dell'inglese William Garbutt, primo allenatore straniero della Nazionale, allora affidata a una commissione tecnica. Pozzo aveva guidato l'Italia alle Olimpiadi del 1912, mentre Garbutt l'aveva allenata per sei incontri tra maggio 1913 e maggio 1914. Dieci anni più tardi, l'11 ottobre 1925, fu l'inglese a prendersi la rivincita, battendo 2-1 con il Genoa il Milan allenato da Pozzo.
Con la nascita della Serie A a girone unico, nel 1929/30, la tradizione prosegue attraverso i confronti tra Augusto Rangone e Carlo Carcano, i due tecnici che avevano preceduto Pozzo alla guida dell'Italia. Le loro strade si incrociano prima in Pro Patria-Alessandria e poi in Juventus-Pro Patria: un precedente particolarmente significativo, perché fu il primo tra due successori diretti alla panchina azzurra.
Negli anni Cinquanta arrivano le sfide tra Lajos Czeizler e Alfredo Foni, e quelle tra Foni e Giuseppe Viani. Nel decennio successivo, invece, il confronto si arricchisce di nuovi capitoli, grazie ai ripetuti confronti tra Helenio Herrera ed Edmondo Fabbri. Il Mago, insieme a Ferruccio Valcareggi, aveva raccolto l'eredità di Fabbri dopo la delusione del Mondiale 1966, guidando l'Italia tra novembre di quell'anno e marzo 1967. Nella stagione 1967/68, la sua Inter sconfisse due volte il Torino dell'ex CT: 1-0 a Milano e 3-2 in trasferta. I duelli continuarono anche negli anni successivi, quando Herrera passò alla Roma e Fabbri proseguì la propria carriera tra Torino, Bologna e Cagliari.
Poi, gradualmente, questi incontri si fecero più rari. Fulvio Bernardini ed Enzo Bearzot non tornarono ad allenare nei club dopo la loro esperienza in Nazionale; Azeglio Vicini, invece, ebbe soltanto una breve parentesi sulle panchine di club, senza incrociare altri ex commissari tecnici.
Da Maldini-Zoff a Conte-Spalletti: gli ultimi precedenti
Il filo della nostra storia torna a intrecciarsi in maniera significativa il 1° aprile 2001, quando il Milan di Cesare Maldini e Mauro Tassotti supera 1-0 la Lazio di Dino Zoff grazie a un gol di Zvonimir Boban.
Anche in questo caso si affrontano due tecnici che si erano succeduti direttamente sulla panchina azzurra: dopo il Mondiale di Francia 1998, infatti, Zoff aveva raccolto l'eredità di Maldini. Nel Milan, quest'ultimo ricopriva il ruolo di direttore tecnico, affiancato da Tassotti come allenatore. Un incrocio che riporta alla memoria due epoche della Nazionale, dall'Italia di Francia '98 a quella arrivata a un passo dal titolo europeo nel 2000.
Tra i precedenti più recenti spicca poi quello tra Cesare Prandelli e Antonio Conte, protagonisti di due sfide ravvicinate nel 2021. Il 13 gennaio, negli ottavi di Coppa Italia, l'Inter di Conte supera 2-1 ai supplementari la Fiorentina di Prandelli, grazie a un gol di Romelu Lukaku arrivato proprio allo scadere. Poche settimane dopo, sempre al Franchi, i nerazzurri si impongono anche in campionato, questa volta per 2-0, con le reti di Barella e Perišić. Conte, squalificato, segue però la partita lontano dalla panchina, affidata al vice Cristian Stellini. Anche qui il legame azzurro è diretto: Conte aveva sostituito Prandelli dopo l'eliminazione dell'Italia nella fase a gironi del Mondiale brasiliano del 2014.
La storia arriva infine ai giorni nostri, con il confronto tra Antonio Conte e Luciano Spalletti, due maestri del calcio italiano contemporaneo, che si sono affrontati per la prima volta da allenatori soltanto il 7 dicembre 2025, al Maradona, in una sfida chiusa sul 2-1 per il Napoli.
Nel ritorno allo Stadium è stato invece Spalletti a imporsi, con un netto 3-0 della Juventus. Un confronto tra due allenatori che hanno vinto lo Scudetto con il Napoli e che, in stagioni diverse, hanno portato sulle spalle anche le aspettative di un'intera Nazionale.
Un'altra pagina da scrivere
Ora tocca a Luciano Spalletti e Gennaro Gattuso aggiungere un nuovo capitolo a una storia che attraversa più di un secolo di calcio italiano. Da Pozzo e Garbutt fino ai protagonisti di oggi, cambiano le epoche, le squadre e il significato stesso del ruolo di commissario tecnico. Resta il legame con una panchina che, più di ogni altra, porta con sé il peso delle aspettative di un Paese.
Per Spalletti e Gattuso, però, Juventus-Lazio è soprattutto una sfida del presente: da una parte la necessità di recuperare terreno, dall'altra l'ambizione di difendere il primato. Sullo sfondo rimane il ricordo di un sogno condiviso, inseguito in momenti diversi e interrotto prima del traguardo. Allo Stadium, entrambi hanno ora un'altra storia da scrivere.