Un mese dopo il Mondiale: cosa resta alla Serie A
Poco più di un mese fa Rodri alzava al cielo di New York la Coppa del Mondo, chiudendo una rassegna iridata che ha visto la Serie A Enilive arrivare fino all'ultimo atto. Nella settimana che conduce alla prima di campionato anche gli ultimi superstiti della spedizione “italiana” hanno fatto ritorno ai rispettivi club: i tre argentini arrivati fino alla finalissima, e Maignan e Rabiot, i “Bleus” che si sono invece giocati la finale per il terzo posto.
Il Mondiale ha rilanciato calciatori del nostro campionato, offerto una grande vetrina internazionale ad altri e messo sulla strada della Serie A alcuni dei talenti più interessanti emersi durante il torneo. A un mese di distanza, mentre le squadre completano la preparazione e il mercato ridisegna le rose, vale la pena guardare a ciò che l'estate americana ha lasciato in eredità al campionato.
Lautaro e De Ketelaere, il graffio degli attaccanti
Tra i giocatori della Serie A che hanno lasciato maggiormente il segno c'è inevitabilmente Lautaro Martínez. Il capitano dell'Inter ha vissuto un torneo in crescendo: dopo quattro gare iniziate da titolare, Lionel Scaloni lo ha trasformato in un'arma da utilizzare a partita in corso e il Toro ha risposto diventando decisivo proprio nella fase a eliminazione diretta.
Dagli ottavi alla semifinale ha raccolto due gol e un assist, fino al colpo di testa contro l'Inghilterra che ha consegnato all'Argentina la seconda finale mondiale consecutiva. Nell'ultimo atto, però, Lautaro è rimasto in panchina per tutti i 120 minuti: l'unico calciatore della Serie A a scendere in campo nella finale è stato Nico González, schierato dal primo minuto da Scaloni contro la Spagna.
Charles De Ketelaere ha invece trasformato il Mondiale nella propria definitiva consacrazione internazionale. Dopo una prima fase di studio nel ruolo di falso nove, il belga ha cambiato marcia contro gli Stati Uniti con una doppietta e un assist, diventando il primo calciatore dell'Atalanta a realizzare due reti nella stessa partita di una fase finale mondiale. Il successivo gol contro la Spagna gli ha inoltre permesso di diventare il giocatore della Dea con più reti in una singola edizione della Coppa del Mondo, superando Claudio Caniggia.
L’exploit della Norvegia
Ancora più esaltante il cammino della Norvegia, capace di raggiungere per la prima volta nella propria storia i quarti di finale. Se i riflettori sono stati inevitabilmente catturati da Erling Haaland, il percorso degli scandinavi si è costruito anche sulla solidità di una retroguardia guidata dal bolognese Torbjørn Heggem. Nikola Pedersen e Leo Østigård hanno aggiunto anche un gol a testa, mentre Thorstvedt e Thorsby hanno completato una nutrita pattuglia proveniente dalla Serie A.
La Svizzera ha invece ritrovato i quarti di finale per la prima volta dal 1954 affidandosi anche alla leadership di Remo Freuler e Manuel Akanji. Il centrocampista del Bologna è rimasto un punto fermo della mediana elvetica, mentre Akanji ha confermato il proprio status internazionale prima di ritrovare all'Inter un vecchio compagno di avventure.
David e McKennie, il Nord America parla Serie A
Tra i padroni di casa si sono messi in evidenza anche Jonathan David e Weston McKennie. Il centravanti canadese ha firmato una tripletta, impresa che mancava a un calciatore di Serie A in un Mondiale dai tempi di Gabriel Batistuta con la Fiorentina a Francia '98.
McKennie si è invece confermato l'uomo ovunque degli Stati Uniti: presenza costante nelle due fasi, corsa, inserimenti e personalità ne hanno fatto uno dei leader in campo della selezione americana, fino all'eliminazione contro il Belgio.
Stones raggiunge Akanji, Gonçalo Ramos ritrova Leão
Il filo che collega il Mondiale alla nuova Serie A passa anche dal mercato.
L'Inter ha aggiunto alla propria difesa John Stones, uno degli uomini simbolo del ciclo vincente del Manchester City di Guardiola, colonna dell’Inghilterra di Thomas Tuchel. A Milano ritrova proprio Akanji, con cui ha condiviso tre stagioni in Inghilterra e alcuni dei successi più importanti della storia recente dei Citizens.
I nerazzurri hanno attinto a piene mani anche dalla spedizione inglese, riportando in Italia Djed Spence. L'esterno ha iniziato il Mondiale nelle retrovie delle gerarchie di Tuchel, guadagnando progressivamente spazio grazie a velocità, esplosività e applicazione difensiva. Dopo essersi messo in luce da subentrato contro Croazia e Messico, è diventato una soluzione sempre più importante nella fase decisiva del torneo, entrando nel quarto contro la Norvegia e partendo titolare nella semifinale contro l'Argentina.
Il Milan ha invece affidato il centro dell'attacco a Gonçalo Ramos. Il portoghese arriva dopo tre stagioni al Paris Saint-Germain e porta con sé una familiarità particolare con Rafael Leão: proprio il numero 10 rossonero gli aveva servito il cross per il gol decisivo contro la Croazia nei sedicesimi di finale del Mondiale. Una connessione tutta milanista che i tifosi sperano di rivedere spesso anche a San Siro.
Anche la Roma ha deciso di portare in Serie A uno dei volti della fase finale americana. Nahuel Molina, già visto nel nostro campionato con l'Udinese, arriva dopo un Mondiale vissuto da titolare sulla corsia destra dell'Argentina di Scaloni. Gian Piero Gasperini aggiunge così alla propria rosa un esterno abituato ai massimi livelli internazionali, destinato a comporre con Wesley una batteria di fascia di grande spessore. Il brasiliano, dal canto suo, aveva dovuto rinunciare al Mondiale a causa di un infortunio rimediato a pochi giorni dall'inizio del torneo.
Alajbegović e Oulaï, il Mondiale presenta due nuovi talenti
Tra i nuovi arrivi che hanno sfruttato il torneo americano per presentarsi al grande pubblico spicca Kerim Alajbegović.
Il talento bosniaco classe 2007 arriva alla Juventus dopo una prima stagione da professionista già sorprendente con il Salisburgo. Al Mondiale ha trovato la definitiva ribalta internazionale: nella prima storica partecipazione della Bosnia-Erzegovina alla competizione ha realizzato contro il Qatar uno dei gol più spettacolari del torneo, diventando l'ottavo marcatore più giovane nella storia della Coppa del Mondo FIFA.
Anche Christ Oulaï arriva in Italia accompagnato dalle impressioni lasciate al Mondiale con la Costa d'Avorio. La Fiorentina ha anticipato la concorrenza assicurandosi un centrocampista classe 2006 capace di abbinare intensità, conduzione e qualità nel gioco corto. Le prime uscite in viola, in particolare il prestigioso test contro il Real Madrid, hanno già acceso la fantasia dei tifosi fiorentini, impressionati dalla personalità con cui il giovane ivoriano si è mosso in campo.
Modrić, un altro anno di Serie A
C'è poi chi, al termine dell’ultima Coppa del Mondo della propria carriera, ha scelto semplicemente di continuare. Luka Modrić ha deciso che il suo rapporto con il calcio non è ancora arrivato all'ultimo capitolo e ha prolungato per un'altra stagione la propria avventura con il Milan.
A 40 anni, dopo una prima annata italiana chiusa con 37 presenze, 2 gol e 3 assist e il record di centrocampista più anziano a segnare nella storia della Serie A, il croato riparte ancora dal rossonero.
Cosa lascia il Mondiale alla Serie A
Settanta giocatori provenienti dal nostro campionato avevano iniziato il viaggio americano, 33 erano ancora in corsa agli ottavi, 21 ai quarti e sette alle semifinali. Nell'ultimo atto, Nico González è stato l'unico rappresentante della Serie A a scendere in campo, oltre al neo romanista Molina.
Un mese dopo New York, l'eredità del Mondiale è quindi già dentro la nuova Serie A: nei protagonisti tornati con uno status internazionale ancora più forte, nei giovani valorizzati dal torneo e nei nuovi volti che proprio durante l'estate americana hanno iniziato a farsi conoscere dal grande pubblico.